venerdì 29 marzo 2013

La Vita ha scambiato la tomba con il cielo: Gesù è risorto, ha distrutto la morte ed è luce di amore per il nostro cammino.

Domenica di Pasqua di Risurrezione – Anno C - 31 marzo 2013.
Rito romano
At 10, 34a. 37-43; Sal 117; Col 3, 1-4; Gv 20, 1-9

Rito Ambrosiano
At 1,1-8a; Sal 117; 1Cor 15,3-10a; Gv 20,11-18


1) La prima di tutte le Domeniche.
Il primo giorno della settimana è la domenica, giorno in cui si celebra il fatto che Cristo è risorto. Cristo risorge nella notte prima che il sorgere del sole illumini questa giornata di festa.
La prima di tutte le Domeniche è un giorno nato da due notti speciali: quella dell'Incarnazione in cui il Verbo si fece carne, e quella della Risurrezione in cui la carne indossò l'eternità, in cui si aperse il sepolcro, vuoto del Corpo di Cristo che ha svuotato la potenza della morte. Cristo risorto ci invita a mettere il nostro respiro in sintonia con il suo, con quell'immenso soffio di vita, che unisce incessantemente il visibile e l'invisibile, la terra e il cielo, il Verbo e la carne, il presente e l’Eterno.
A Pasqua, il primo di tutti i giorni del Signore, Dio rinnova il mondo e dice di nuovo: “Sia la luce!”. Prima erano venute la notte del Monte degli Ulivi, l’eclisse solare della passione e morte di Gesù, la notte del sepolcro. Ma ora è di nuovo il primo giorno – la creazione ricomincia tutta nuova. “Sia la luce!”, dice Dio, “e la luce fu”.
Gesù risorge dal sepolcro: la vita è più forte della morte, il bene è più forte del male, l’amore è più forte dell’odio, la verità è più forte della menzogna.
Il buio dei giorni passati è dissipato nel momento in cui Gesù risorge dal sepolcro e diventa, Egli stesso, pura luce di Dio. Questo, però, non si riferisce soltanto a Lui e non si riferisce solo al buio di quei giorni. Con la risurrezione di Gesù, la luce stessa è creata nuovamente. Egli ci attira tutti dietro di sé nella nuova vita della risurrezione e vince ogni forma di buio. Egli è il nuovo giorno di Dio, che vale per tutti noi (cfr Benedetto XVI, 7 aprile 2012).
Preghiamo il Signore, Creatore e Amore, perché faccia scaturire dall’oscurità del mondo la luce del suo Figlio: nella notte del Natale, nella notte della Risurrezione, nella notte della nostra umanità faccia scaturire quello che noi speriamo: l’incontro con Cristo, la vicinanza con Cristo, la conoscenza di Cristo e l’amore che ci unisce a Lui.
Preghiamo fissando in primo luogo le piaghe gloriose di Cristo e contempliamo la Croce, sulla quale Cristo “ha versato il sangue del suo Cuore per guadagnare il tuo cuore” (S. Benedetta della Croce – Edith Stein). Poi con San Agostino, che ha vissuto un’esperienza di peccato come la Maddalena, preghiamo: “Ma che cosa amo amando Te? Non la bellezza di un corpo, non il fascino passeggero della terra, non la candida luce amica di questi occhi, non la carezza di dolci melodie di canti d’ogni specie, non il profumo di fiori, di unguenti, di aromi, non la manna né il miele di abbracci carnali. Non amo queste cose, quando amo il mio Dio. E tuttavia nell’amare Lui amo una certa luce, una sorta di voce e di profumo e di cibo e un tipo di abbraccio che sono la luce, la voce, il profumo, il cibo,  l’abbraccio dell’uomo interiore che è in me, dove splende alla mia anima una luce che nessun fluire di secoli può portar via, dove si espande un profumo che nessuna ventata può disperdere, dove si gusta un sapore che nessuna voracità può sminuire, dove si intreccia un rapporto che nessuna sazietà può spezzare. Tutto questo io amo, quando amo il mio Dio … (Sant’Agostino d’Ippona, Le Confessioni, X, 6, 8).

2) I primi incontri con Cristo-Luce.
Ma Maria Maddalena non sa ancora che il giorno della gioia senza fine era già iniziato. Quindi piena di dolore va alla tomba di Gesù, perché ha nostalgia di Lui (avessimo noi come lei questa nostalgia del Cielo) e vuole completare l’unzione, che lei aveva iniziata tempo prima quando lavò i piedi di Gesù con le sue lacrime e li unse con un profumo che valeva 300 denari (dieci volte di più del prezzo pagato a Giuda per il suo tradimento – con 30 denari restituiti da Giuda i capi comprarono un campo per i pellegrini che morivano a Gerusalemme).
Nell’alba di questo giorno di festa -che per Maria Maddalena è ancora un giorno di tristezza perché non sa ancora che il suo Gesù è risorto- questa donna è consolata almeno dal pensiero che questo “fraterno amico” è morto perché ha voluto bene a lei e a tutti i discepoli, Giuda compreso. Maria va al sepolcro, preoccupata di come togliere la lastra di pietra che chiudeva il sepolcro, per potere completare l’unzione mortuaria, prescritta dalla legge mosaica e dal suo amore di donna salvata da Redentore. E piange (si veda il Vangelo ambrosiano di oggi) perché la tomba era vuota: non sa ancora che era diventata come un tabernacolo da cui il Corpo di Cristo risorto è uscito e può essere mangiato.
Non immagina che il Cristo Signore, Luce d’eternità, aveva spazzato via non una ma due lastre: quella di pietra sul sepolcro e quella, ancora più pesante e inamovibile della morte sul suo corpo immolato del Salvatore e sul cuore della Maddalena.
Questa donna fu la prima a constatare che la morte aveva lasciato la sua presa sulla preda.
Fu la prima nella fede perché fu la prima nell’amore, ed ebbe il premio dell’amore.
Ricevuta la notizia stupefacente portata agli Apostoli dalla prediletta di Cristo, da colei che la Liturgia delle Chiese Orientali chiama Isoapostola (uguale agli apostoli) della Risurrezione, Pietro e Giovanni corsero al sepolcro, perché sono quelli il cui amore è più grande che corrono più veloci degli altri. Arrivati videro che Cristo aveva mantenuto la parola profeticamente annunciata più volte: “Come Giona stette tre giorni e tre notti nel ventre della balena, così il Figlio dell’uomo starà tre giorni e tre notti nel cuore della terra” (Mt 12,40).“Lo consegneranno ai gentili per farlo schernire, flagellare, e crocifiggere, e il terzo giorno risorgerà” (Mt 20,19).“Distruggete questo Tempio, e in tre giorni lo ricostruirò. Ma Egli parlava del Tempio del Suo Corpo” (Gv. 2,19-20).“Dopo che sarò risuscitato vi precederò in Galilea” (Mc 14,28).“Comandò loro di non dire a nessuno le cose che avevano visto finché il Figlio dell’uomo non fosse risorto dai morti. Ed essi osservarono l’ordine, chiedendosi tuttavia fra di loro che cosa significasse questo: ‘Quando fosse risorto dai morti’” (Mc 9,9-10).
Erano stupefatti. Dopo giorni passati nella desolazione, perché sembrava che tutto fosse irrimediabilmente perduto, ecco l’avvenimento di luce, che mostra come la violenza, l’ingiustizia, l’infamia e la morte non hanno avuto l’ultima parola. Un fatto che permette di vedere chiaro: sono illuminati dalla luce di Cristo, luce santa e colma dell’amore di Dio.

3) Evangelizzatori della Luce, che salva.
Senza la luce di Dio nessun uomo si salva. 
Essa fa muovere all’uomo i primi, timorosi passi: “Il Signore è mia luce e mia salvezza, di chi avrò paura?” (Sal 26/27, 1);
essa lo conduce nel pellegrinaggio della fede verso l’alto: “Manda la tua verità e la tua luce, siano esse a guidarmi, mi portino al tuo monte santo alle tue dimore” (Sal 42/43, 3).
 Se vogliamo continuare a possedere questa luce di Dio, preghiamo.

Cristo è risorto non per allontanarsi da noi, ma per farci risorgere insieme con lui nel suo Regno, i cui confini sono la luce e l’amore.
Più guarderemo a Cristo risorto, più i nostri occhi rifletteranno la luce dei suoi occhi. L’importante che il nostro sguardo si faccia preghiera (=contemplazione), riconoscenza (=eucaristia) e dono di amore che perdona le offese.
E ciò accadrà se, come Maria Maddalena, andremo da Cristo addolorati per averLo perduto. Allora le lacrime purificheranno i nostri occhi che tersi, puliti potranno riflettere la Luce di Cristo, Luce che libera, Amore che redime, Bene che colma i nostri cuori. A noi che meschinamente e frequentemente ci accontentiamo di promesse di felicità, di parole di amore, di righe di luce, Cristo Luce ci fa uomini e donne di luce, testimoni della Luce, che dà vita piena. Noi che non solo siamo affascinati dalla luce, la Luce è la nostra vocazione.
Questa vocazione è vissuta in modo particolare dalle Vergini consacrate, che ricevono il cero o la lampada illuminata per aver cura di conservare la luce del Vangelo che salva ed essere sempre pronte all’incontro con lo Sposo che viene (cfr Rito di Consacrazione delle Vergini, n. 28). Queste donne sono chiamate ad evangelizzare mediante la santità e la preghiera. Il modo di Evangelizzazione che le Vergini Consacrate sono chiamate a vivere e vivono è quello di comunicare la Sua luce, divenendo lampada che porta la luce della Presenza adorabile dell’eterno amore, mediante la loro sollecitudine umana di donne dedicate a Dio.



Letture Patristiche
dalla PRIMA APOLOGIA DI S. GIUSTINO (100-165 d.C), Martire e Filosofo.


Sull’Eucaristia domenicale”
1. Da allora, la domenica, giorno della Risurrezione, noi ci ricordiamo a vicenda questo fatto. E quelli che possiedono, aiutano tutti i bisognosi e siamo sempre uniti gli uni con gli altri.
2. Per tutti i beni che riceviamo ringraziamo il creatore dell'universo per il Suo Figlio e lo Spirito Santo.
3. E nel giorno chiamato "del Sole" ci si raduna tutti insieme, abitanti delle città o delle campagne, e si leggono le memorie degli Apostoli o gli scritti dei Profeti, finché il tempo consente.
4. Poi, quando il lettore ha terminato, il preposto con un discorso ci ammonisce ed esorta ad imitare questi buoni esempi.
5. Poi tutti insieme ci alziamo in piedi ed innalziamo preghiere; e, come abbiamo detto, terminata la preghiera, vengono portati pane, vino ed acqua, ed il preposto, nello stesso modo, secondo le sue capacità, innalza preghiere e rendimenti di grazie, ed il popolo acclama dicendo: "Amen". Si fa quindi la spartizione e la distribuzione a ciascuno degli alimenti consacrati, ed attraverso i diaconi se ne manda agli assenti.
6. I facoltosi, e quelli che lo desiderano, danno liberamente ciascuno quello che vuole, e ciò che si raccoglie viene depositato presso il preposto. Questi soccorre gli orfani, le vedove, e chi è indigente per malattia o per qualche altra causa, e i carcerati e gli stranieri che si trovano presso di noi: insomma, si prende cura di chiunque sia nel bisogno.
7. Ci raccogliamo tutti insieme nel giorno del Sole, poiché questo è il primo giorno nel quale Dio, trasformate le tenebre e la materia, creò il mondo; sempre in questo giorno Gesù Cristo, il nostro Salvatore, risuscitò dai morti. Infatti Lo crocifissero la vigilia del giorno di Saturno, ed il giorno dopo quello di Saturno, che è il giorno del Sole, apparve ai suoi Apostoli e discepoli, ed insegna proprio queste dottrine che abbiamo presentato anche a voi perché le esaminiate.
Nel giorno chiamato del Sole si fa l'adunanza di tutti nello stesso luogo, dimorino in città o in campagna, e si leggono le memorie degli apostoli e gli scritti dei profeti, finché il tempo lo permette. Quando il lettore ha terminato, chi presiede con un sermone ci ammonisce ed esorta all'imitazione di quei begli esempi. Poi tutti insieme ci leviamo e innalziamo preghiere; e, avendo noi terminato le preghiere, si porta pane, vino ed acqua e il capo della comunità fa similmente orazioni e azioni di grazie con tutte le sue forze, e il popolo acclama dicendo l'Amen, e si fa a ciascuno la distribuzione e la spartizione delle  cose consacrate e se ne manda per mezzo dei diaconi anche ai non presenti. I ricchi, invero, e quelli che vogliono, ciascuno a suo piacere dà ciò che vuole, e quello che si raccoglie viene depositato presso il capo; ed egli soccorre gli orfani e le vedove, e quelli che sono bisognosi per malattia o per altra ragione, quelli che sono carcerati e gli ospiti forestieri, e senza eccezione ha cura di tutti quelli che hanno bisogno. Ci aduniamo tutti nel giorno del sole, perché è il primo giorno in cui Dio, avendo mutato la tenebra e la materia, creò il mondo e Gesù Cristo nostro salvatore nello stesso giorno risuscitò dai morti; infatti la vigilia del giorno di Saturno lo crocifissero e nel giorno dopo quello di Saturno, il quale è il giorno del sole, comparso agli apostoli suoi e discepoli insegnò queste cose, che abbiamo presentate anche al vostro esame” (Giustino, Prima Apologia, 67, 3-7: M. Simonetti - E. Prinzivalli, Letteratura cristiana antica, Casale Monferrato, 1996, I, pp. 223-225)

Breve biografia di San Giustino (n. ca 100 – m. ca 165 d.C).
Questo Padre della Chiesa nacque intorno all’anno 100 presso l’antica Sichem, in Samaria, in Terra Santa. Cercò a lungo la verità, pellegrinando nelle varie scuole della tradizione filosofica greca. Finalmente – come egli stesso racconta nei primi capitoli del suo Dialogo con Trifone – un misterioso personaggio, un vegliardo incontrato lungo la spiaggia del mare, lo mise dapprima in crisi, dimostrandogli l’incapacità dell’uomo a soddisfare con le sole sue forze l’aspirazione al divino. Poi gli indicò negli antichi profeti le persone a cui rivolgersi per trovare la strada di Dio e la «vera filosofia». Nel congedarlo, l’anziano lo esortò alla preghiera, perché gli venissero aperte le porte della luce. Il racconto adombra l’episodio cruciale della vita di Giustino: al termine di un lungo itinerario filosofico di ricerca della verità, egli approdò alla fede cristiana. Fondò una scuola a Roma, dove gratuitamente iniziava gli allievi alla nuova religione, considerata come la vera filosofia. In essa, infatti, aveva trovato la verità e quindi l’arte di vivere in modo retto. Fu denunciato per questo motivo e venne decapitato intorno al 165, sotto il regno di Marco Aurelio, l’imperatore filosofo a cui Giustino stesso aveva indirizzato una sua Apologia

venerdì 22 marzo 2013

La Passione non è un'emozione, è il dono appassionato di Cristo

Rito Romano
Settimana Santa
Domenica delle Palme e della PassioneAnno C24 marzo 2013
Is 50,4-7; Sal 21; Fil 2,6-11; Lc 22,14-23.56

Rito Ambrosiano
Settimana Autentica
Domenica della Palme nella Passione del Signore
Is 52, 13-53,12; Sal 87; Eb 12,1b-3; Gv 11,55-12,11

1) Non basta piangere, occorre combattere.
Allascolto della Passione sanguinosa di Cristo un guerriero ha detto una delle frasi più forti che siano uscite da una bocca cristiana. Mentre leggevano la storia della Passione, il Re Clodoveo sospirava e piangeva. A un tratto, questo re guerriero non poté più resistere e impugnando la spada gridò:Fossi stato io, con i miei Franchi. Parola di soldato e di violento, che contraddice le parole di Cristo a Pietro, che anche lui aveva preso la spada e tagliato lorecchio a uno di quelli che erano venuti per far patire Gesù. Parola ingenua, parola di soldato e di violento neo-convertito, ma bella di tutta lassurda bellezza di un amore candido e vigoroso.
Non basta piangere su chi non ha dato soltanto lacrime, a meno che sia un pianto come quello della Madonna, che ha accettato che la spada del dolore la trafiggesse al punto tale da accettare la morte di suo Figlio e accettare noi come suoi figli; a meno che sia un pianto come quello di Pietro.
Combattiamo la buon battaglia con Cristo e per Cristo, trasformando la spada di Pietro (ed anche quella di Clodoveo) in Croce,
- su di essa Gesù - la Vitasi offerto a morte per amore nostro, perché viviamo in eterno nel Padre nostro che è nei cieli;
- con essa Gesù ci ricorda l'ammonimento di carità: «Chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me»;
- sotto di essa Gesù cade tre volte perché noi siamo resi capaci di rialzarci in virtù della sua croce, e non ci sgomenti;
- da essa Gesù è temporaneamente liberato dal Cireneo, per aiutarci a scorgere Lui nel nostro prossimo e sollevarlo dal peso della croce; al tempo stesso si lascia asciugare il volto dalla Veronica, perché imparassimo che, asciugando pietosamente le pene altrui, rimane impressa in noi l'immagine del Salvatore;
- in essa confitto Gesù, non potendo far più nulla, fa tutto: sigilla lAlleanza di misericordia, ci libera dalla colpa e dalla morte, e ci lascia queste sue ultime parole da usare come armi nella lotta della vita: «Padre, perdona loro, perché non sanno quello che si fanno» - «Donna, ecco tuo figlio. Ecco la madre tua». - «In verità ti dico: oggi sarai con me in Paradiso». - «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?» - «Ho sete». - «È compiuto». - «Padre, rimetto il mio spirito nelle tue mani».

2) Commemorazione di un dramma.
Per essere più precisi questo paragrafo dovrebbe essere intitolato la commemorazione liturgica del dramma di uno che entra nella città di Gerusalemme festeggiato come un re, che pochi giorni dopo ne esce come condannato a morte, ma che vi ritorna vivo, di una vita perenne.
Una commemorazione che è partecipazione del dramma, come accade nella Santa Messa con la liturgia della Parola e quella eucaristica.
La liturgia della Parola oggi ci offre il racconto della passione in san Luca, che la presenta come la tappa conclusiva del cammino di Gesù (cfr Lc 9,51) che dalla Galilea lo ha portato fino a Gerusalemme (cfr. anche Lc 9,31; 13,32) e più profondamente la fine della sua vita terrena e della sua missione e insieme il passaggio verso la gloria, la resurrezione.

Questa strada comporta la sofferenza e la croce, considerate come necessarie (cfr Lc 17,25; 24,26), ed è cammino che Gesù ha percorso per primo, come modello per i cristiani. La passione di Cristo è pure l'ultimo, duro e aspro confronto con il demonio che, apparentemente più forte (cfr Lc 22,53), verrà sconfitto.
Nel Vangelo secondo San Luca il significato salvifico della morte di Gesù è espresso con caratteristiche ellenistiche non semite; non insiste quindi sul carattere espiatorio della croce, ma piuttosto sulla vittoria della resurrezione. Essa è legata alla morte che resta il luogo dell'obbedienza di Gesù Figlio al Padre (cfr Lc 9,22; 13,33; 17,25; 22,37; 24,7.26), e anche dell'effusione dello Spirito. Luca vuole dirci che con il suo comportamento Gesù ha aperto una via salvifica per ogni uomo, la sua passione costituisce inoltre un invito alla conversione per tutti (Lc 23,47-48), sottolineando la misericordia divina (SantAmbrogio di Milano chiama quello di Luca: Vangelo della Misericordia). Infatti questo Evangelista narra alcuni particolari della passione compassionevole di Gesù: nonostante la sofferenza provocata dalla Croce che sta portando, , Gesù si preoccupa delle donne che lo seguono sulla via al Calvario (Lc 23, 27-31); giustifica presso il Padre i suoi crocifissori e chiede che li perdoni (cfr Lc 23, 34); promette al ladrone pentito di riservargli un posto con sé, in paradiso (cfr Lc 23, 43).
Egli presenta, inoltre, Gesù che consegna al Padre il suo spirito, con piena fiducia nei suoi insondabili disegni:rese lo spirito. Contempliamo Gesù morto, dal cui costato trafitto fluirono sangue e acqua, il battesimo con l'eucaristia, i sacramenti della redenzione, guardiamolo deposto dalla croce nel grembo della Madre, perché ella dall'amore del suo dolore riversasse su di noi universalmente tutte le grazie. Ecome una Messa. In effetti fin dai suoi inizi la Chiesa vide in questo scenario la rappresentazione anticipata di ciò che ella fa nella liturgia. Per la Chiesa primitiva ladomenica delle Palmenon era una cosa del passato. Come il Signore allora era entrato nella Città Santa, montando un asino, così la Chiesa lo vedeva arrivare di nuovo e sempre sotto le umili specie del pane e del vino.
La Chiesa saluta il Signore nella santa Eucaristia come colui che viene ora, che è entrato in mezzo a lei. E, allo stesso tempo, ella Lo saluta come colui che dimora sempre, colui che viene e ci prepara alla sua venuta. Come pellegrini, andiamo verso di Lui, egli ci viene incontro e ci associa alla suasalitaverso la Croce e la Risurrezione, verso la Gerusalemme definitiva che, nella comunione al suo Corpo, sta già crescendo in mezzo a questo mondo. (Benedetto XVIJoseph Ratzinger, Gesù di Nazareth, Vol. II, p 24).
Nella Messa vinciamo ciò che ci divide da Cristo, ci incorporiamo a Lui, uomini nuovi nella santità, ascoltiamo il grido di richiamo alla verità della sua pace e del suo amore. Accogliamo Cristo nel cuore nostro, come la Vergine Madre. In ciò sono di testimonianza le Vergine Consacrate, che ci danno anche lesempio di una vita completamente donata a Cristo nellamore per lui, nella fiducia in lui, nella sua forza.
Nel loro rito di consacrazione, davanti alla Croce che ricorda la Passione di Cristo, il Vescovo presenta lorooltre alle altreinsegne- il libro di preghiera, lincenso, segno dellincessante preghiera che la consacrata è chiamata a innalzare e il cero (o la lampada) segno della fedeltà a Cristo anche quando il Signore chiede di partecipare alla sua Passione (Rituale di Consacrazione nn 27 e 28).




Lettura Patristica
DALLE "ESPOSIZIONI SUI SALMI" DI SANTAGOSTINO, VESCOVO  (En. in Ps. 61, 22)
Sui beni che ci ha recati la passione di Cristo.

, fratelli, era necessario il sangue del giusto perché fosse cassata la sentenza che condannava i peccatori. Era a noi necessario un esempio di pazienza e di umiltà; era necessario il segno della croce per sconfiggere il diavolo e i suoi angeli (cf. Col 2, 14. 15). La passione del Signore nostro era a noi necessaria; infatti, attraverso la passione del Signore, è stato riscattato il mondo. Quanti beni ci ha arrecati la passione del Signore! Eppure la passione di questo giusto non si sarebbe compiuta se non ci fossero stati gli iniqui che uccisero il Signore. E allora? Forse che il bene che a noi è derivato dalla passione del Signore lo si deve attribuire agli empi che uccisero il Cristo? Assolutamente no. Essi vollero uccidere, Dio lo permise. Essi sarebbero stati colpevoli anche se ne avessero avuto solo l'intenzione; quanto a Dio, però, egli non avrebbe permesso il delitto se non fosse stato giusto.
Che male fu per il Cristo l'essere messo a morte? Malvagi furono certo quelli che vollero compiere il male; ma niente di male capitò a colui che essi tormentavano. Venne uccisa una carne mortale, ma con la morte venne uccisa la morte, e a noi venne offerta una testimonianza di pazienza e presentata una prova anticipata, come un modello, della nostra resurrezione. Quanti e quali benefici derivarono al giusto attraverso il male compiuto dall'ingiusto! Questa è la grandezza di Dio: essere autore del bene che tu fai e saper ricavare il bene anche dal tuo male. Non stupirti, dunque, se Dio permette il male. Lo permette per un suo giudizio; lo permette entro una certa misura, numero e peso. Presso di lui non c'è ingiustizia. Quanto a te, vedi di appartenere soltanto a lui, riponi in lui la tua speranza; sia lui il tuo soccorso, la tua salvezza; in lui sia il tuo luogo sicuro, la torre della tua fortezza. Sia lui il tuo rifugio, e vedrai che non permetterà che tu venga tentato oltre le tue capacità (cf. 1 Cor 10, 13); anzi, con la tentazione ti darà il mezzo per uscire vittorioso dalla prova. È infatti segno della sua potenza il permettere che tu subisca la tentazione; come è segno della sua misericordia il non consentire che ti sopravvengano prove più grandi di quanto tu possa tollerare. Di Dio infatti è la potenza, e tua, Signore, è la misericordia; tu renderai a ciascuno secondo le sue opere.

IN BREVE...Si celebra la passione del Signore: è tempo di gemere, tempo di piangere, tempo di confessare e di pregare. Ma chi di noi è capace di versare lacrime secondo la grandezza di tanto dolore? (En. in Ps. 21, 1)