giovedì 25 gennaio 2024

Parola che libera dal male e crea l’uomo nuovo.

Rito Romano – IV Domenica del Tempo Ordinario - Anno B - 28 gennaio 2024

Dt 18,15-20; Sal 94; 1Cor 7,32-35; Mc 1,21-28

 

 

 

Rito Ambrosiano 

Is 45,14-17; Sal 83; Eb 2,11-17; Lc 2,41-52

Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe - festa del Signore

 

 

 

 

1) Parola autorevole, nuova e liberante.

            Domenica scorsa siamo stati invitati a riflettere sulla vocazione di Pietro e di Andrea, di Giacomo e di Giovanni. In compagnia di questi quattro pescatori che Gesù ha chiamati per diventare pescatori di uomini, proseguiamo il cammino iniziato con la lettura del Vangelo di San Marco. Nel brano che oggi leggiamo, questo Evangelista ci racconta del Messia che va a Cafarnao. E’ sabato ed anche Gesù, come ogni ebreo, si reca alla sinagoga per la preghiera e la lettura della Bibbia. Poiché, dopo gli scribi e gli anziani, ogni israelita poteva chiedere la parola e intervenire, ecco che Gesù prende la parola e insegna con un’autorità che stupisce i presenti. Questa autorità d’insegnamento è, poi, immediatamente accompagnata dall’autorità d’azione, che libera un indemoniato. Il diavolo è un intruso nell’uomo, che è figlio di Dio. La parola del Figlio di Dio scaccia il maligno e mette fine ad una convivenza devastante e rovinosa.

Quelli che assistono alla scena nella sinagoga “Sono stupiti del insegnamento di Gesù, perché insegnava come uno che ha autorità e non come gli scribi”. 

Gesù insegna come uno che ha autorità. Ha autorità chi non sol­tanto annuncia la buona notizia, ma la fa accadere. Lo vediamo dal seguito del racconto: “C’era là un uomo posseduto da uno spirito im­puro  e cominciò a gridare, dicendo: “Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!. E Gesù gli ordinò severamente: ‘Taci! Esci da lui. E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui.” (Mc 1, 23 - 26). La buona notizia è Dio che sta in mezzo agli uomini e li libera ridonando loro la vita sana e santa.

Il vangelo (=buona notizia) che Cristo è e porta, è un insegnamento nuovo, il che  non significa semplicemente qualcosa di mai detto prima o di n mai sentito altrove. Non si tratta semplicemente di una novità cronologica. Nella parola di Gesù si avverte la presenza della novità di Dio, una novità qualitativa: qualcosa che rigenera e rinnova.

La novità di Gesù ha fatto irruzione nel mondo: il suo insegnamento non è riducibile ad una dottrina, ad una sublime lezione di teologia o di etica da imporre sulle spalle deboli dell'uomo. La novità è Lui stesso, che chiede solo di essere accolto come forza liberante. Cristo che “porta ogni novità portando se stesso” (Sant’Ireneo di Lione) con la sua parola pronunciata con autorità, manifesta l’amore di Dio. La Sua è una parola  che opera, che libera chi è vittima del male, che lo strappa dal potere del Maligno per restituirlo alla sua dignità, alla sua libertà di figlio di Dio.

Questo vangelo è rivolto a noi oggi perché lo accogliamo domandando di essere purificati dai nostri peccati e fare nostre le parole di San Bernardo di Chiaravalle: “Ho commesso un grave peccato, la coscienza si turberà ma non ne sarà scossa, perché mi ricorderò delle ferite del Signore. Se dunque mi verrà alla memoria un rimedio tanto potente ed efficace, non posso più essere turbato da nessuna malattia, per quanto maligna ... mio merito perciò è la misericordia di Dio, finché Lui sarà ricco di misericordia” (Discorso n.61 sul Cantico dei Cantici).

Quella di Cristo è una autorevolezza di una persona ricca di misericordia divina e di umanità. Mentre gli scribi “insegnano” con l’affannano di interpretare la Legge e di  elaborare una dottrina, Gesù “insegna” mostrando la novità della sua vita come il “compimento” della Legge. Da ciò emerge un’ “autorevolezza” che genera stupore. Non si tratta solo di una “dottrina” migliore, più profonda o meglio costruita, rivolta all’intelligenza, ma di una forza che mentre mostra, trasforma misericordiosamente le persone che si aprono ad accoglierla. Quella di Cristo è parola forte e, al tempo stesso, dolce che guarisce e libera dal peccato, che è fuga da Dio e da noi stessi.

 

2) Incontro con l’amore autorevole.

            Il succedersi ripetitivo del tempo a Cafarnao è rotto - nella sinagoga allora, nella chiesa oggi- dall’incontro di Gesù Nazareno  con la gente del posto fra cui vi è un uomo posseduto da uno spirito impuro. Tutti rimasero sorpresi e dentro di sé cominciarono a chiedersi: “Ma che cos'è mai questo? Un insegnamento nuovo, pieno di autorità. Comanda agli spiriti impuri e gli obbediscono”. 

Anche oggi siamo invitati a incontrare, nella Liturgia, il Signore che viene con la sua parola, detta con autorità, per liberarci dal potere del Maligno che si insinua dentro di noi per strapparci quanto il battesimo ci ha donato facendoci figli di Dio.

Per rubare i figli a Dio, il diavolo insinua il dubbio negli uomini inducendoli a pensare che Dio non sia un Padre ma un nemico della nostra umanità. 

Il demonio è uno “spirito impuro” perché mira a sporcare lo sguardo inquinandolo alla fonte; e uno sguardo macchiato non vede più l'amore di Dio, smarrisce le ragioni per lodarlo e quindi se ne separa. 

Fortunatamente anche oggi Cristo entra nel “luogo dove siamo riuniti”[1] in preghiera e si fa incontro a noi, “insegna con autorità” durante le celebrazioni liturgiche, attraverso la predicazione e la proclamazione della Parola.

Abbiamo bisogno dell’“autorità” di Gesù, così diversa da quella degli “scribi”. Lui non parla con presunzione, la sua cattedra non è in alto, ma accanto ai poveri e ai peccatori. Cristo è autorevole perché ha portato sulla terra il volto di Dio, ha dato carne al suo amore del Padre, ha “rinchiuso” la sua onnipotenza nella misericordia.

Gesù non parla in nome di Dio, come facevano gli scribi. Lui è Dio. Lui scende con autorità sino al cuore e lo guarisce. Solamente Lui può guarirci dal male purificando la fonte dei nostri atteggiamenti malvagi. 

L’importante è che la nostra mente ed il nostro cuore siano rivolti verso Cristo, convertiti cioè rivolti verso di Lui insieme con i nostri fratelli e sorelle. Il cammino che inizia in questa domenica si concluderà sulla Croce. Camminiamo guardando a Cristo, che, passo dopo passo, ci introduce nella conoscenza della sua identità. 

Stupiamoci dell'incontro impensabile con un Dio che non schiaccia l'uomo, ma gli dona se stesso, lo ama, lo libera perché viva.

Facciamo in modo che lo stupore degli ascoltatori di allora perché diventi anche nostro.

Nel Vangelo di oggi. San Marco scrive: “Erano stupiti del suo insegnamento, perché insegnava come uno che ha autorità e non come gli scribi”. Tutti erano stupiti, quasi increduli, ma percepivano, nelle parole di lui, la forza superiore della grazia, come scriverà pure San Luca: “erano stupiti, per le parole di grazia che pronunciava” (Lc 4,22).

Incontrando Cristo, profeta “definitivo”, l’atteggiamento da avere è quello dell’ascolto pieno stupore. Ascolto che esige un clima di silenzio interiore e di stupita tensione, segno del desiderio di conoscenza, nel quale nasce e cresce un atteggiamento di accoglienza e di dedizione.

Un esempio di questa accoglienza e dedizione ci viene dalle Vergini consacrate che testimoniano che è davvero praticabile quanto dice San Paolo nella seconda lettura della Messa di oggi.

L’Apostolo delle Genti  scrive: “Fratelli, vorrei che voi foste senza preoccupazioni: chi non è sposato si preoccupa delle cose del Signore, come possa piacere al Signore; chi è sposato invece si preoccupa delle cose del mondo, come possa piacere alla moglie, e si trova diviso!

Così la donna non sposata, come la vergine, si preoccupa delle cose del Signore, per essere santa nel corpo e nello spirito; la donna sposata invece si preoccupa delle cose del mondo, come possa piacere al marito. Questo poi lo dico per il vostro bene, non per gettarvi un laccio, ma per indirizzarvi a ciò che è degno e vi tiene uniti al Signore senza distrazioni” (1 Cor7, 32-35).

Sono tante le occasioni e le distrazioni oggi che ci portano a trascurare il nostro rapporto con Dio e a soddisfare solo le nostre esigenze materiali. L’insegnamento di San Paolo e la testimonianza delle Vergini consacrate mostrano un percorso alternativo a quanti concepiscono l'amore nel solo orizzonte del tempo presente e della corporeità. Lo stesso abuso del termine amore e la sua varia accezione ci fa comprendere come sia problematico scegliere la strada giusta per vivere nell’amore di Dio e in questo amore divino amare verginalmente ogni nostro fratello, nonostante i limiti ed i difetti.

 

 

Lettura patristica

San Girolamo

Comment. in Marc., 2

 

 

"Ed entrarono a Cafarnao" (Mc 1,21). Significativo e felice è questo cambiamento: abbandonano il mare, abbandonano la barca, abbandonano i lacci delle reti ed entrano a Cafarnao. Il primo cambiamento consiste nel lasciare il mare, la barca, il vecchio padre, nel lasciare i vecchi vizi. Infatti nelle reti, e nei lacci delle reti, sono lasciati i vizi. Osservate il cambiamento. Hanno abbandonato tutto questo: e perché lo hanno fatto, per trovare che cosa? «Entrarono - dice Marco - a Cafarnao»: cioè entrarono nel campo della consolazione. "Cafar" significa campo "Naum" significa consolazione. Oppure (dato che le parole ebraiche hanno vari significati, e, a seconda della pronunzia, hanno un senso diverso), "Naum" vuol dire non solo consolazione, ma anche bellezza. Cafarnao, quindi, può essere tradotto come campo della consolazione o campo bellissimo...

       "Entrarono in Cafarnao, e subito, entrato di sabato nella sinagoga, insegnava loro" (
Mc 1,21), insegnava affinché abbandonassero gli ozi del sabato e cominciassero le opere del Vangelo. "Egli li ammaestrava come uno che ha autorità, non come gli scribi" (Mc 1,22). Egli non diceva, cioè «questo dice il Signore», oppure «chi mi ha mandato così parla»: ma era egli stesso che parlava, come già prima aveva parlato per bocca dei profeti. Altro è dire «sta scritto», altro dire «questo dice il Signore», e altro dire «in verità vi dico». Guardate altrove. «Sta scritto -egli dice - nella legge: Non uccidere, non ripudiare la sposa». Sta scritto: da chi è stato scritto? Da Mosè, su comandamento di Dio. Se è scritto col dito di Dio, in qual modo tu osi dire «in verità vi dico», se non perché tu sei lo stesso che un tempo ci dette la legge? Nessuno osa mutare la legge, se non lo stesso re. Ma la legge l’ha data il Padre o il Figlio? Rispondi, eretico. Qualunque cosa tu risponda, l’accetterò volentieri: per me, infatti, l’hanno data ambedue. Se è il Padre che l’ha data, è lui che la cambia: dunque il Figlio è uguale al Padre, poiché la muta insieme a colui che l’ha data. Se l’uno l’ha data e l’altro la muta è con uguale autorità che essa è stata data e che viene ora mutata: infatti nessuno che non sia il re può mutare la legge.


       "Si stupivano della sua dottrina ()". Perché, mi chiedo, insegnava qualcosa di nuovo, diceva cose mai udite? Egli diceva con la sua bocca le stesse cose che aveva già detto per bocca dei profeti. Ecco, per questo si stupivano, perché esponeva la sua dottrina con autorità, e non come gli scribi. Non parlava come un maestro ma come il Signore: non parlava per l’autorità di qualcuno più grande di lui, ma parlava con la sua propria autorità. Insomma egli parlava e diceva oggi quello che già aveva detto per mezzo dei profeti. "Io che parlavo, ecco, sono qui" (
Is 52,6).



Lecture patristique

saint Jean Chrysostome(+ 407)

Homélies sur la Lettre aux Hébreux, 5,3

PG 63, 50.

 


Considérez Jésus Christ, apôtre et grand prêtre pour notre confession de foi, lui qui est digne de confiance pour celui qui l'a institué, tout comme Moïse, sur toute sa maison (
He 3,1-2). Que signifie: Il est digne de confiance pour celui qui l'a institué! Cela veut dire qu'il dirige par sa providence les êtres qui lui appartiennent, et ne les laisse pas périr par sa négligence.

Comme Moïse qui fut digne de confiance dans toute sa maison ; c'est-à-dire: apprenez qui est votre grand prêtre, apprenez son origine, et vous n'aurez pas besoin d'autres encouragements ni consolations. Le Christ est appelé apôtre parce qu'il a été envoyé. Il est appelé aussi grand prêtre pour notre confession,c'est-à-dire notre confession de foi. Jésus est comparé, ajuste titre, à Moïse puisqu'il a été chargé comme Moïse de gouverner un peuple, mais un peuple plus nombreux et chargé d'une mission plus importante. Moïse avait gouverné à titre de serviteur, le Christ gouverne en sa qualité de Fils. Ceux dont Moïse avait la charge n'étaient pas à lui, ceux que guide Jésus lui appartiennent.

Pour attester ce qui allait être dit (
He 3,5). Que dis-tu là? Est-il possible que Dieu accepte un témoignage humain? Oui, sans aucun doute, car il appelle le ciel, la terre et les collines à être ses témoins. Voici ce qu'il dit par son prophète: cieux, écoutez; terre, prête l'oreille, car le Seigneur parle (Is 1,2). Et encore: Écoutez, vous aussi, fondements inébranlables de la terre (Mi 6,2), c'est le procès du Seigneur avec son peuple. A plus forte raison prend-il des hommes à témoin.

Que signifie: Pour attester! Pour que les hommes attestent, même quand ils agissent impudemment, que le Christ nous parle vraiment en sa qualité de Fils, car ceux dont Moïse avait la charge n'étaient pas à lui, mais ceux que guide Jésus lui appartiennent.

 

 

Patristic reading

Golden Chain

on Mc 1:23-28

 


 Bede, in Marc., 1, 7: Since by the envy of the devil death first entered into the world 
Sg 2,24, it was right that the medicine of healing should first work against the author of death; and therefore it is said, "And there was in their synagogue a man, &c."
Pseudo-Chrys., Vict. Ant. e Cat. in Marc.: The word, Spirit, is applied to an Angel, the air, the soul, and even the Holy Ghost. Lest therefore by the sameness of the name we should fall into error, he adds, "unclean." And he is called unclean on account of his impiousness and far removal from God, and because he employs himself in all unclean and wicked works. 
Augustine, City of God, 21: Moreover, how great is the power which the lowliness of God, appearing in the form of a servant, has over the pride of devils, the devils themselves know so well, that they express it to the same Lord clothed in the weakness of flesh. For there follows, "And he cried out, saying, What have we to do we Thee, Jesus of Nazareth, &c." 
For it is evident in these words that there was in them knowledge, but there was not charity; and the reason was, that they feared their punishment from Him, and loved not the righteousness in Him.
Bede: For the devils, seeing the Lord on the earth, thought that they were immediately to be judged.
Pseudo-Chrys., Vict. Ant. e Cat. in Marc.: Or else the devil so speaks, as if he said, 'by taking away uncleanness, and giving (p. 26) to the souls of men divine knowledge, Thou allowest us no place in men.'
Theophylact: For to come out of man the devil considers as his own perdition; for devils are ruthless, thinking that they suffer some evil, so long as they are not troubling men.
There follows, "I know that Thou art the Holy One of God."
Pseudo-Chrys., Vict. Ant. e Cat. in Marc.: As if he said, Methinks that Thou art come; for he had not a firm and certain knowledge of the coming of God. But he calls Him "holy" not as one of many, for every prophet was also holy, but he proclaims that the was the One holy; by the article in Greek he shews Him to be the One, but by his fear he shews Him to be Lord of all.
Augustine: For He was known to them in that degree in which He wished to be known; and He wished as much as was fitting. He was not known to them as to the holy Angels, who enjoy Him by partaking of His eternity according as He is the Word of God; but as He was to be made known in terror, to those beings from whose tyrannical power He was about to free the predestinate.
He was known therefore to the devils, not in that He is eternal Life, (see 
1Jn 5,20 Jn 17,3) but by some temporal effects of His Power, which might be more clear to the angelic senses of even bad spirits than to the weakness of men.
Pseudo-Chrys., Vict. Ant. e Cat. in Marc.: Further, the Truth did not wish to have the witness of unclean spirits.
Wherefore there follows, "And Jesus threatened him, saying, &c."
Whence a healthful precept is given to us; let us not believe devils, howsoever they may proclaim the truth.
It goes on, "And the unclean spirit tearing him, &c."
For because the man spoke as one in his senses and uttered his words with discretion, lest it should be thought that he put together his words not from the devil but out of his own heart, He permitted the man to be torn by the devil, that He might shew that it was the devil who spoke. 
Theophylact: That they might know, when they saw it, from how great an evil the man was freed, and on account of the miracle might believe. 
Bede: But it may appear to be a discrepancy, that he should have gone out of him, tearing him, or, as some copies have it, vexing him, when, according to Luke, he did not hurt him. But Luke himself says, "When He had cast him into the midst, he came out of him, without hurting him." (
Lc 4,35) Wherefore it is inferred that Mark meant by vexing or tearing him, what Luke expresses [p. 27], in the words, "When He had cast him into the midst;" so that what he goes on to say, "And did not hurt him," may be understood to mean that the tossing of his limbs and vexing did not weaken him, as devils are wont to come out even with the cutting off and tearing away of limbs. But seeing the power of the miracle, they wonder at the newness of our Lord's doctrine, and are roused to search into what they had heard by what they had seen.
Wherefore there follows, "And they all wondered, &c."
For miracles were done that they might more firmly believe the Gospel of the kingdom of God, which was being preached, since those who were promising heavenly joys to men on earth, were shewing forth heavenly things and divine works even on earth. For before (as the Evangelist says) "He was teaching them as one who had power," and now, as the crowd witnesses, "with power He commands the evil spirits, and they obey Him." It goes on, "And immediately His fame spread abroad, &c." 
Gloss.: For those things which men wonder at they soon divulge, for "out of the abundance of the heart the mouth speaketh." (
Mt 12,34
Pseudo-Jerome: Moreover, Capernaum is mystically interpreted the town of consolation, and the sabbath as rest. The man with an evil spirit is healed by rest and consolation, that the place and time may agree with his healing. This man with an unclean spirit is the human race, in which uncleanness reigned from Adam to Moses; (
Rm 5,14) for "they sinned without law," and "perished without law." (Rm 2,12) and he, knowing the Holy One of God, is ordered to hold his peace, for they "knowing God did not glorify him as God," (Rm 1,21) but "rather served the creature than the Creator." (Rm 1,25)
The spirit tearing the man came out of him. When salvation is near, temptation is at hand also. Pharaoh, when about to let (ed. note: Al. 'dismissus ab Israel' 
Ex 14) Israel go, pursues Israel; the devil, when despised, rises up to create scandals.

 



[1] Sinagoga (σύν “con, insieme” e ἄγω “conduco”) è parola greca che vuole dire “luogo di riunione”.

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