sabato 11 dicembre 2021

La ragione della nostra gioia è il fatto che Dio ci è vicino

Rito Romano

3ª Domenica di Avvento -  Anno C – 12 dicembre 2021

Sof 3,14-18; Sal Is 12; Fil 4,4-7; Lc 3,10-18

Domenica “Gaudete”.


Rito Ambrosiano

5ª Domenica di Avvento

Is 30,18-26b; Sal 145; 2Cor 4,1-6; Gv 3,23-32a8

Il Precursore

 

1) Dio è vicino: Gioite!

Questa 3ª Domenica1 di Avvento è un invito alla gioia, perché la visita di Dio nel mondo è imminente: nell’incarnazione il Dio-Amore si avvicina.  La vicinanza di Dio non è una questione di spazio e di tempo, bensì una questione di amore: l’amore avvicina. Anche il prossimo Natale verrà a ricordarci questa verità fondamentale della nostra fede e, dinanzi al Presepe, potremo assaporare la letizia cristiana, contemplando nel neonato Gesù il volto del Dio che per amore si è fatto a noi vicino.

Fra pochi giorni Gesù, il Vangelo della Gioia, viene per abitare in mezzo a noi. Il primo che gioì di questa visita fu Giovanni il Battista, che esultò di gioia nel grembo di sua madre quando percepì la presenza del Salvatore nel grembo di Maria, che era venuta a visitare la cugina Elisabetta.

Non deve ingannarci il fatto che Giovanni il Battista conduca nel deserto una vita austera, ma non triste. E’ vero che il suo vestito è fatto peli di cammello e mangia cavallette, ma è altrettanto vero che lui annuncia la gioia di Gesù presente. Già da piccolo, Giovanni (= Dio è misericordia) aveva accolto Cristo nascente ed ebbe una gioia nascente. Da grande questo grande profeta prepara la via a Cristo e lo indica dicendo: “Ecco l’Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo”. Come si può annunciare questa lieta novella e non essere nella gioia?

Alla domanda delle varie persone, che vanno da lui per imparare a vivere una vita vera: “Maestro, che cosa dobbiamo fare?”
(Lc 3,10.12.14), potremmo dire che non solamente lui indica cosa fare, dando consigli molto pratici e profondi (lo spiegherò fra poco), ma fa sue le parole della prima e seconda lettura di oggi e risponde “...Rallegratevi …siate sempre lieti nel Signore...” (Sof 3,14; Fil 4,4), che danno la chiave di lettura al suo “vangelo” fatto di comportamenti concreti, per una conversione che tocca anche il semplice quotidiano. La vita di ogni giorno non è mai banale quando ogni nostro gesto quotidiano è fatto secondo il Vangelo. In questo caso il gesto apre una finestra sull’infinito.


2) Che fare?

Se il Profeta Sofonia (I lettura) ci invita a dire,:“sì” a Dio, nel Vangelo di oggi Giovanni il Battezzatore ci invita a dire “sì” al prossimo, rispondendo alla domanda: “Che fare?”.

Questa domanda: “Che dobbiamo fare?” è rivolta a Gesù da parte di tre categorie di persone. La prima è quella della folla, praticamente tutta la gente normale.

La seconda è quella dei pubblicani, una categoria particolare di ricchi, che avevano l’appalto delle tasse. Categoria la più odiata di tutte perché per conto dell’oppressore incassavano i soldi delle imposte e, spesso, rubavano alla gente e l’imbrogliavano.

Infine, c’è la terza categoria: i soldati, che con le armi possono ottenere tutto quello che voglio, anche ciò che momentaneamente non si può avere con il denaro.

A costoro Giovanni il Battista risponde dando tre indicazioni, che non hanno perso di attualità.

La prima: “Chi ha due tuniche, ne dia una a chi non ne ha, e chi ha da mangiare faccia lo stesso”. Detto in altre parole, siamo invitati a condividere. Se la condivisione fosse praticata costantemente la faccia della Terra sarebbe diversa. La regola principale per una ecologia umana, per il nostro abitare umanamente la Terra è quella di prenderci cura gli uni degli altri, applicando la regola d’oro: “Fai agli altri ciò che vuoi sia fatto a te”. Inoltre, non dimentichiamo che “c'è più gioia nel dare che nel ricevere” (At 20, 20) e che quindi la carità apporta molte più soddisfazioni di quanto ne precluda la chiusura egoistica.

La seconda indicazione è rivolta ai pubblicani ma vale per tutti: “Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato”. E’ un consiglio così semplice da sembrare scontato. Invece è importante perché se si è onesti, non si cede alla cupidigia del denaro, che rende l’essere umano insaziabile e corruttibile, deridendo la legge, sfruttando le persone e vendendosi per il denaro da accumulare senza sosta. La strada buona indicata da Giovanni il Precursore è quella di essere onesti, tenaci e semplici in tutto, perfino nelle piccole cose.

La terza istruzione è per i soldati. A chi riveste ruoli di autorità Giovanni rivolge l’invito a non approfittare della forza per imporre la propria volontà.

Insomma, il Battista chiede concretamente a tutti di avere un comportamento onesto e rispettoso, che esprima uno spirito di fraternità e quindi di accoglienza della paternità comune di Dio.

La sua concretezza la si vede anche nell’invitare al gesto del battesimo o, come sarebbe meglio dire, dell'immersione, un gesto concreto con il quale rendere visibile a se stessi e agli altri il proprio desiderio di abbandonare il peccato e di intraprendere una nuova via per accogliere Cristo ed il Suo Regno dei Cieli.


3) Gioia e Misericordia.

Giovanni dice che “viene uno più forte di me e vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco”. Gesù è il più forte, perché è Dio, è un Dio di Amore che parla al cuore e vince con la forza del perdono. E più forte perché ha il potere della Misericordia.

Quello di Giovanni è un battesimo di penitenza, ben diverso dal sacramento che Gesù istituì. Con il Battesimo di Cristo non ci si immerge semplicemente nelle acque del Giordano per proclamare il nostro impegno di conversione, ma si effonde su di noi il sangue redentore del Cristo che ci purifica e ci salva. Grazie a Gesù nel battesimo riacquistiamo la dignità e la gioia di chiamarci ed essere realmente “figli” di Dio. La misericordia è la veste di luce che il Padre ci ha donato nel Battesimo.

Il battesimo di Giovanni - con acqua - purifica e prepara il credente al battesimo di Gesù - in Spirito Santo – che è dono radicale e assolutamente gratuito della misericordia divina che ci rende una cosa sola con Lui e in Lui.

Ricordiamoci del nostro battesimo mediante il quale siamo stati immersi nel grembo dell’Amore Misericordioso di Dio, che ci custodisce come la pupilla dei suoi occhi. Viviamo la Misericordia come “secondo battesimo”, che, come acqua, usa quelle delle nostre lacrime di peccatori pentiti.

Con il cuore purificato facciamoci cirenei e samaritani, testimoniando con le opere e con la vita donata e offerta a e con Cristo per la salvezza del mondo. La Misericordia è il nome stesso di Dio (Papa Francesco). Dalla Misericordia divina, che pacifica i cuori, scaturisce l’autentica pace nel mondo, la pace tra i popoli, culture e religioni diverse.

Le Vergini Consacrate nel mondo sono particolari “apostole” della Misericordia divina perché hanno preso sul serio l’invito di San Paolo ai Romani: “Vi esorto per la Misericordia di Dio ad offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio, è questo il vostro culto spirituale, non conformatevi alla mentalità di questo secolo, ma trasformatevi rinnovando la vostra mente, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a Lui gradito e perfetto (Rm 12-12). In questa offerta completa di sé, perché grazie al dono della verginità, le Vergini Consacrate nel mondo dedicano al Signore e al suo Regno tutte le loro forze di amore.

Consapevoli che il Signore, nella Sua Misericordia, le ha scelte, le ha perdonate, le ha  abbracciate e riabbracciate, portano con la preghiera e la loro vita buona la tenerezza della Misericordia alle persone che incontrano nell’esistenza quotidiana.

Grazie al dono della verginità, queste donne consacrate amano il Signore con cuore indiviso e si prendono cura del prossimo per amore di Lui, che è Misericordia infinita.

L’augurio che faccio loro in primo luogo, ma che rivolgo a tutti, è quello di diventare persone della misericordia di Dio. Rivestiti della lucente veste della misericordia, portiamo al mondo il lieto annuncio che Dio è nella gioia quando può perdonare, perché: “la gioia di Dio è perdonare” (Papa Francesco). Imitiamo “Gesù Cristo ché è venuto ad annunciare e realizzare il tempo perenne della grazia del Signore, portando ai poveri il lieto annuncio, la liberazione ai prigionieri, la vista ai ciechi e la libertà agli oppressi (cfr Lc 4,18-19). In Lui, specialmente nel suo Mistero Pasquale, il senso più profondo del giubileo trova pieno compimento. Quando in nome di Cristo la Chiesa convoca un giubileo, siamo tutti invitati a vivere uno straordinario tempo di grazia. La Chiesa stessa è chiamata ad offrire in abbondanza segni della presenza e della vicinanza di Dio, a risvegliare nei cuori la capacità di guardare all’essenziale. E’ chiamata ad essere luogo di festa e di perdono in particolare, in questo periodo dell’anno che “è il tempo per la Chiesa di ritrovare il senso della missione che il Signore le ha affidato il giorno di Pasqua: essere strumento della misericordia del Padre” (Papa Francesco, Omelia nei Primi Vespri della Domenica della Divina Misericordia, 11 aprile 2015).


1 Questa domenica, infatti è chiamata Domenica “Gaudete (=Gioite).



Lettura Patristica

Origene

In Luc., 22, 1-5



       Sta scritto di Giovanni: "Voce di colui che grida nel deserto: preparate la via al Signore, raddrizzate i suoi sentieri" (Lc 3,4 Is 40,3). Quanto segue si riferisce espressamente al nostro Signore e Salvatore. Non è infatti Giovanni che «ha colmato ogni valle», ma il nostro Signore e Salvatore. Osservi ciascuno che cosa era prima di avere la fede: si accorgerà che era una valle bassa, una valle in pendio che sprofondava negli abissi. Ma quando è venuto il Signore Gesù e ha inviato quale suo vicario lo Spirito Santo, «ogni valle è stata colmata». È stata colmata con le buone opere e i frutti dello Spirito Santo. La carità non lascia che in te resti una valle, perché, se tu possiedi la pace, la pazienza e la bontà, non soltanto cesserai di essere una valle, ma comincerai a divenire «montagna» di Dio.


       Queste parole: «Ogni valle sarà colmata», vediamo che ogni giorno si realizzano e si compiono tanto per i Gentili quanto per il popolo di Israele, che è stato rovesciato dalla sua grandezza: "ogni montagna e ogni colle sarà abbassato" (Lc 3,5 Is 40,4). Questo popolo era un giorno un monte e un colle, ed è stato abbattuto e smantellato. Ma "per il loro delitto è stata data la salvezza alle genti, per provocare la loro emulazione" (Rm 11,11).


       E per contro, non sbaglierai se vedrai in queste montagne e in queste colline abbattute le potenze nemiche che si levano contro gli uomini. Affinché infatti siano colmate le vallate di cui parliamo, dovranno essere abbattute le potenze nemiche, montagne e colline.


       Ma vediamo se si è compiuta la profezia seguente che concerne l’avvento del Cristo. Dice infatti: "E tutte le cose tortuose diverranno dritte" (Lc 3,5 Is 40,4). Ognuno di noi era tortuoso - sempreché lo sia stato allora senza esserlo ancora oggi - e, per la venuta di Cristo che si è compiuta anche nella nostra anima, tutto ciò che era tortuoso è diventato dritto. A che ti serve infatti che Cristo sia venuto un tempo nella carne, se non è venuto anche nella tua anima? Preghiamo dunque perché ogni giorno il suo avvento si compia in noi, onde possiamo dire: "Vivo, ma non più io; è Cristo che vive in me" (Ga 2,20). Se Cristo vive in Paolo e non vive in me, che vantaggio ne ho? Ma quando egli sarà venuto anche in me e io ne gioirò come ne ha gioito Paolo, anch’io potrò dire come Paolo: "Vivo, ma non più io; è Cristo che vive in me" (Ga 2,20).


       Consideriamo anche il resto di ciò che si annunzia a proposito dell’avvento del Cristo. Niente al mondo era più aspro di te. Guarda le tue passioni di un tempo, la tua ira e i tuoi altri vizi, sempreché ora siano scomparsi; e comprenderai che niente era più aspro di te, oppure, per esprimermi in un modo più chiaro, comprenderai che niente era più ingiusto di te. La tua condotta era ingiusta, ingiuste le tue parole e le tue opere. Ma è venuto il mio Signore Gesù, ha spianato le tue asperità, ha mutato in strade dritte tutto il tuo disordine, perché in te sorgesse una strada senza inciampi, un cammino dolce e puro, lungo il quale in te Dio Padre potesse procedere e Cristo Signore in te potesse fissare la sua dimora e dire: "Io e il Padre mio verremo e porremo in lui la nostra dimora" (Jn 14,23).


       Così continua: "e ogni carne vedrà la salvezza di Dio" (Lc 3,6 Is 40,5). Tu un tempo eri carne; ebbene, mentre eri carne, anzi mentre ancora sei carne, ecco il prodigio, vedi già «la salvezza di Dio».


       Quanto al significato delle parole: «ogni carne», senza che nessuna sia esclusa dalla visione «della salvezza di Dio», lo lascio comprendere a coloro che sono capaci di sondare il mistero e il cuore della Scrittura.




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