domenica 12 giugno 2022

La Trinità e la sua dimora.

 

Rito Romano - Anno C – 12 giugno 2022

Pr 8,22-31; Sal 8; Rm 5,1-5; Gv 16,12-15 - Ss. Trinità



Rito Ambrosiano

Gen 18,1-10a; Sal 104; 1Cor 12,2-6; Gv 14,21-26


1) Il Segno di Croce e la Trinità.

Oggi siamo chiamati a festeggiare il mistero della Ss.ma Trinità. Per aiutare a vivere e a celebrare questa festa dell’amore, prima di commentare il Vangelo, ricordo che la professione di fede nel Dio Trinità - Padre, Figlio e Spirito Santo è legata al segno della Croce. Questa pratica di pietà “è e resta il gesto fondamentale della preghiera del cristiano. Il segno della Croce è soprattutto un evento di Dio: lo Spirito Santo ci conduce a Cristo, e Cristo ci apre la porta verso il Padre. Dio non è più il Dio sconosciuto; ha un nome. Possiamo chiamarlo, e Lui chiama noi” (Benedetto XVI).

Con il segno di Croce ci immergiamo in Dio Trinità, come indica il testo greco del Vangelo secondo San Matteo (Mt 28,19). Infatti, mandando i suoi discepoli in missione nel mondo intero, Cristo dice di battezzare “nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. In greco c’è la preposizione “eis” e non “en”, cioè non “in nome” della Trinità – come si usa dire, per esempio, quando un ambasciatore parla “in nome»” del governo, cioè per autorità, in rappresentanza di chi lo manda. Il testo greco ha: “eis to onoma” cioè “verso o dentro (moto a luogo) il nome”1. “Quindi fare il segno della Croce è una immersione nel nome della Trinità, un inserimento nel nome della Trinità, una interpenetrazione dell’essere di Dio e del nostro essere, un essere immerso nel Dio Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo, così come nel matrimonio, per esempio, due persone diventano una carne, diventano una nuova, unica realtà, con un nuovo, unico nome” (Benedetto XVI).

Il “fare” il segno della Croce è anche un “dire” di sì a Gesù Cristo, che ha sofferto per noi e che nel suo corpo offerto per noi ha reso visibile l’amore di Dio fino al totale dono di se stesso a noi.

Inoltre, “fare” il segno della Croce è mettersi sotto la protezione della Croce che come scudo ci difende nelle piccole e grandi avversità della vita in generale e della giornata in particolare. La Croce è un segno della passione, ma è allo stesso tempo anche segno della resurrezione: essa è per così dire il bastone della salvezza che Dio ci porge, il ponte su cui superiamo l'abisso della morte e tutte le minacce del male e possiamo giungere fino a Lui.

Infine (ma queste ragioni per fare il segno della Croce non sono le sole), facendo, almeno al mattino, il segno della Croce ringraziamo Dio Padre per la nuova giornata che ci concede, preghiamo il Cristo e gli affidiamo la nostra vita e chiediamo allo Spirito di illuminare tutte le azioni quotidiane. Insomma iniziamo la giornata nel segno dell’amore trinitario,entrando nella comunione d’amore di Dio Padre, Figlio e Spirito Santo.


2) La Trinità secondo il Vangelo di oggi.

Ora, commento il brevissimo testo evangelico (Gv 16,12-15) della Messa di questa domenica della Trinità. In questi pochi versetti emerge lo stretto rapporto d’amore, di conoscenza, di comunione tra Padre, Figlio e Spirito Santo. Le parole di Gesù ci fanno immergere nel mistero della Trinità con quella esigenza di fondo che la conoscenza della verità, che non è altro che amore. In questo modo, capiamo sempre di più che Dio è Padre cioè fonte feconda, è Figlio cioè Parola fatta carne, amore vicino e fraterno, è Spirito cioè amore fatto abbraccio.

Dunque la Trinità non è un mistero a cui aderire anche se irrilevante per la vita di ogni giorno. In questo caso avrebbe ragione Kant che scriveva: “La dottrina della Trinità è, dal punto di vista pratico, del tutto inutile”. Al contrario, queste tre Persone divine ci sono più “intime” nella vita: non sono infatti fuori di noi, come la stessa moglie o il marito, ma sono dentro di noi. Esse “dimorano in noi” (Gv 14, 23), noi siamo il loro “tempio” e noi dimoriamo in loro.

La nostra vita si dipana tutta nel segno e nella presenza della Trinità. All’inizio della vita, fummo battezzati “nel nome del Padre e del Figlio dello Spirito Santo”. Sempre nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, siamo stati confermati, gli sposi si congiunti in matrimonio e i sacerdoti vengono consacrati dal vescovo. Alla fine della vita, accanto al nostro letto, facciamo in modo che siano pregate queste parole: “Parti, anima cristiana, da questo mondo: nel nome del Padre che ti ha creata, del Figlio che ti ha redenta e dello Spirito Santo che ti ha santificata”.

Credere alla Trinità è credere che Dio è amore, perché dall’eternità ha “nel suo seno” un Figlio, il Verbo, che ama con un amore infinito, cioè con lo Spirito Santo. Come ricorda Sant’Agostino, in ogni amore ci sono sempre tre realtà o soggetti: uno che ama, uno che è amato e l’amore che li unisce. Questo grande santo Vescovo scriveva: “Dio Padre è l’Amante, il Figlio è l’Amato, lo Spirito Santo è l’Amore”.

Il Dio cristiano è uno e trino perché è comunione d’amore ed è pure la risposta a certi atei che dicono che Dio sarebbe una proiezione che l’uomo fa di se stesso, come uno che scambia per una persona diversa la propria immagine riflessa in una pozza d’acqua o in un lago. Questo potrebbe valere per ogni altra idea di Dio, ma non del Dio cristiano. Che bisogno avrebbe, infatti, l’uomo di scindere se stesso in tre persone: Padre, Figlio e Spirito Santo, se veramente Dio non è che la proiezione che l’uomo fa della propria immagine?

All’obiezione che dice che questo mistero della Trinità è troppo difficile rispondo con l’invito a celebrare umilmente Dio conosciuto quale è in se stesso, anche rendendo l’omaggio di una costante riconoscenza alla gloriosa Trinità. Dio Uno e Trino non solamente ci ha creati a sua immagine e somiglianza, ma ha preso amorevole possesso del nostra persona e l’ha elevato ad una grandezza fuori di misura: il Padre ci ha adottati nel suo Figlio incarnato; il Verbo illumina il nostro intelletto con la sua luce; lo Spirito Santo ci ha eletti per sua abitazione.


3) La Trinità in noi.

A questo punto ci si può chiedere come custodire questo Tempio di carne dello Spirito. Non solo evitando il peccato che profana questa dimora e offende Dio, ma vivendo in grazia di Dio e coltivando un cuore puro e docile allo Spirito.

E se è vero che grazie al Battesimo tutti siamo diventati Tempio, cioè dimora sacra dello Spirito Santo, è altrettanto vero che la “donna” ha in sé delle connotazioni peculiari, che già nell’antico testamento, l’hanno fatta simbolo del rapporto sponsale tra Dio e il suo popolo: caratteristiche fisiche, per cui nel linguaggio corrente “vergine” è applicato quasi esclusivamente alla donna: caratteristiche psichiche e spirituali, legata alla sua connaturale capacità di aprirsi all’accoglienza e di donarsi con con fedeltà (cfr Mulieris dignitatis, 20). Dunque, più per la donna che per l’uomo la verginità consacrata ha valore di segno e di realtà.

A questo riguardo ci aiuta la solenne preghiera di consacrazione delle Vergini che dice: “O Dio, che ti compiaci di abitare come in un tempio nel corpo delle persone caste e prediligi le anime pure e incontaminate… volgi ora lo sguardo su queste figlie, che nelle tue mani depongono il proposito di verginità di cui sei l’ispiratore, per farne a te un’offerta devota e pura… concedi,  per il dono del tuo Spirito, che siano prudenti nella modestia, sagge nella bontà, austere nella dolcezza, caste nella libertà. Ferventi nella carità nulla antepongano al tuo amore; vivano nella lode senza ambire la lode; a Te solo diano gloria nella santità del corpo e nella purezza dello spirito: con amore ti temano, per amore ti servano…. In te, Signore, possiedano tutto, perché hanno scelto te solo al di sopra di tutto”

Per grazia, tutti noi cristiani siamo Tempio, dove Dio prende la sua dimora, ma le vergini consacrate testimoniano in modo speciale di essere dimora sacra di Dio. A questo riguardo, già nel Medio Evo Giovanni di Ford sintetizza l’insegnamento della Chiesa: “Il tempio di Dio è santo, e mi riferisco a tutta quanta la chiesa dei santi che vivono sia nello stato coniugale, sia nello stato di vedovanza o in quello di castità verginale. Ma di questo tempio la parte più interiore o, per così dire, il ‘sancta sanctorum’ è occupato da coloro che, liberi per la loro purezza da legami coniugali, anelano alle più alte vette della verginità” (Sermo 52).


1 Come si sa, nel linguaggio biblico, “nome” vuol dire la persona stessa di Dio, la sua presenza viva e operante nella storia umana.




Lettura Patristica

Guglielmo di Saint-Thierry (1075 – 1140)

Speculum fidei


       Tu, dunque, anima fedele, quando nella tua fede t’imbatti in un più occulto mistero, osa e di’, non per il desiderio di incontrare, ma di seguire: Come avvengono queste cose? Ma la tua domanda, sia la tua preghiera, il tuo amore e il tuo umile desiderio. Non cercare di scoprire in alto la maestà di Dio, ma cerca la salvezza di Dio, e ti risponderà l’angelo della sapienza. "Quando verrà lo Spirito che io manderò a voi dal Padre, egli vi suggerirà tutto e vi insegnerà tutta la verità" (Jn 14,26). "Nessuno infatti sa le cose dell’uomo, se non lo spirito dell’uomo che è in esso; e nessuno sa le cose di Dio, se non lo Spirito di Dio" (1Co 2,11). Sbrigati, dunque, a farti partecipe dello Spirito Santo. È presente, quando viene invocato; se non ci fosse, non sarebbe invocato. E quando viene, viene con l’abbondanza della benedizione di Dio. È fiume impetuoso, che letifica la città di Dio. E quando arriva, se ti trova umile, sereno e rispettoso della Parola di Dio, si poserà su di te, e ti rivelerà ciò che il Padre nasconde ai sapienti e avveduti di questo mondo; e cominceranno a brillare ai tuoi occhi quelle cose che i discepoli non riuscirono ad assorbire, finché non fosse venuto lo Spirito di verità, che avrebbe detto loro tutta la verità. Verità che non può essere rivelata da nessun uomo.

       E come è necessario che quelli che lo adorano, lo adorino in spirito e verità, così coloro che desiderano di conoscerlo devono cercare l’intelligenza della fede e il senso della verità nello Spirito Santo. Infatti nelle tenebre e ignoranza di questa vita ai poveri di spirito esso è luce che illumina, è carità che attira, dolce soavità; è lui che avvicina l’uomo a Dio; è l’amore di chi ama, devozione e pietà. Lui di fede in fede rivela ai fedeli la giustizia di Dio; quando dà la grazia e per la fede accolta dalla Parola di Dio dà la fede illuminata.

Non sapete che il vostro corpo è il tempio dello Spirito Santo che è in voi e che avete ricevuto da Dio?

Quindi non appartenete a voi stessi.


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