venerdì 14 febbraio 2014

La Legge della libertà

Rito RomanoVI Domenica del Tempo Ordinario16 febbraio 2014
Sir 15,15-20; Sal 118; 1 Cor 2,6-10; Mt 5,17-37
La legge nuova

Rito Ambrosiano - Domenica VI dopo l'Epifania
1Sam 21, 2-6a. 7ab; Sal 43 (42), 1. 3-5; Mt 12, 9b-21
La legge è per l’uomo




1) La legge1 e il suo compimento2
Nel Vangelo di questa domenica, Gesù afferma di voler portare acompimento la Legge e i Profeti3 (Mt 5, 17). In effetti il Cristo, il Verbo fatto nostra carne per nostro amore non è solamente la Parola della legge, cioè la Via per la quale dobbiamo andare, ma è anche la Verità che adempie la legge, e la Vita che ne premia il compimento.
Qual dunque è ilcompimentodella legge? Pieno compimento della legge è lobbedienza al comandamento dellamore (cfr. Rm 13, 9-10). Lobbedienza diventa così il segno che si vive sotto la grazia dellamore.Se mi amate, osservate i miei comandamenti(Gv 14,15), perché lamore non sostituisce la legge, ma la osserva, lacompie.
Anzi lamore è lunica forza che può osservare veramente la legge. Si può dire ancora di più: EGesù stesso il compimento della legge, in quanto egli ne realizza il significato autentico con il dono totale di sé: diventa Lui stesso legge vivente, personale 4 e luminosa.
Già il salmo 18 paragona la legge di Dio alla luce del sole, quando afferma che icomandi del Signore sono limpidi, danno luce agli occhi(18/19,9).
Il Libro dei Proverbi poi afferma cheil comando è una lampada e linsegnamento è una luce(6, 23). Infine non va dimenticato che Gesù stesso presenta la sua persona come rivelazione definitiva usando la medesima immagine:Io sono la luce del mondo; chi segue me non cammina nelle tenebre, ma avrà la luce della vita(Gv 8, 12), la luce dellamore. Cristo è Luce senza la quale non possiamo camminare che a tentoni. Lui è Luce che ci fa conoscere noi stessi, comprendere il mondo e sapere dove andiamo.
Camminare alla luce di Cristo vuol dire accettare la croce quotidiana, e ricevere la pace. La pace del cuore è la forza del credente: se siamo perseveranti nellobbedire ai comandi di Dio, la nostra costanza sarà sorgente di felicità.
Preghiamo il nostro Padre nei cieli perché Cristo, nostra Legge5, illumini i nostri cuori, rinfranchi le nostre anime e ci doni la saggezza dei semplici, perché sappiamo sempre camminare nella sua luce anche quando ci sono difficoltà, affanni e pericoli.
Gesù non cominciò a predicare dicendo: “Convertitevi e credete al vangelo affinché il Regno venga a voi”; cominciò dicendo: “Il Regno di Dio è venuto tra voi: convertitevi e credete al vangelo”. Non prima la conversione, poi la salvezza, ma prima il dono della salvezza e poi la conversione.
Nel cristianesimo esistono i doveri e i comandamenti, tuttavia è dal dono che nasce il dovere e non il contrario. La grazia e lamore precedono il comandamento:Noi amiamo perché Lui ci ha amati per primo(1 Gv 4.19).

2) La legge è un dono.
Cristo non ci dice solocosa fare, machi dobbiamo esseree, quindi, ci insegna anche come dobbiamo vivere per realizzare la comunione nellamore a Dio ed ai fratelli. Con losservanza dei comandamenti, noi obbediamo con amore alla legge, che è radicata nellamore di Dio e che indica la volontà di Dio di reggere la nostra vita con i suoi comandi di carità. Con questa osservanza alla sua legge di libertà noi diventiamo piùumani, facendo risplendere in noi limmagine a somiglianza di Dio che ci ha creati per la vita con Lui.
La legge è la parola di Dio, che indica la sua volontà per la vita. Gesù è il primo che ha compiuto questa volontà, che è un dono che Dio ci per vivere da uomini nuovi nellamore. Chi ama compie tutta la legge che è cammino della vita, osservandola sempre.
Dicendo che Lui non è venuto ad abolire la legge ma a compierla, Gesù intende toglierci dalla paura della punizione e radicarci nellamore fiducioso. Lui è lUomo e conosce luomo, comprendendone le debolezza. Sa che una legge imposta con la paura della punizione è rispettata, possiamo dire, tre volte su dieci. Sa pure che una legge che garantisce un premio è osservata sette volte su dieci. Lui vuole aiutarci ad osservarla dieci volte su dieci. Allora da buon fratello maggiore ci ricorda che non solamente la legge fu data da Dio a Mosè sul Monte Sinai, tra tuoni e fulmini, ma che essa è uscita dal Pensiero di Dio, che ce lha donata grazie al suo Amore e lha detta con la sua Parola. Gesù, Uomo che ha Dio come Padre, ci insegna che la santità non è unmestiereper pochi, ma la vocazione di tutti i battezzati.
Santità non è separazione dalla vita quotidiana, dalla quotidiana fatica di vivere, ma vivere nella fiducia e nella confidenza come bambini nelle braccia della loro mamma.
Un esempio significativo è quello di Santa Teresa del Bambin Gesù e del Volto Santo. Che cosa ha fatto questa che noi non possiamo fare? Questa piccola, grande Santa rispose allamore come una giovane donna di 24 anni può fare. Non fece grandi cose6.
La grandezza delle nostre azioni dipende dalla fede che abbiamo nel Suo amore. Imitiamo la piccola Teresa, che credeva con certezza di essere amata da Dio, e così ha sconvolto il Cielo con i suoisemplici, piccoliatti di amore, con un sorriso, con un passo in più in giardino, unofferta del suo dolore dovuto ad un tumore osseo, perché un missionario avesse la forza di riprendere il cammino di evangelizzatore.
Anche i suoi genitori, i coniugi Martin, vissero come la piccola Teresa Martin del Bambin Gesù e, penso, furono loro ad insegnare quello stile di vita che la Santa carmelitana percorse comepiccola via. La piccola via dellinfanzia spirituale di Teresa di Lisieux chiede un cuore puro e povero di una semplice persona come la piccola Teresa che seppe stare a mani vuote davanti a Dio, senzaltro appiglio chela fiducia e nientaltro che la fiducia. Quindi la santità e la felicità sono anche per noi una meta possibile,bastavivere ogni momento della nostra vita quotidiana offrendolo a Dio.
Questo stile di vita è praticato in particolare dalle Vergini consacrate, le quali sono donne semplici, che esprimono i loro talenti nella dedizione a Dio e nel servizio agli altri nella normalità del quotidiano. Proprio nella donazione feriale queste donne scorgono la loro vocazione più profonda a farsi carico della vita anche dove nessun sguardo umano giunge, ma solo lo sguardo di Dio.
LOrdo Virginum è un dono per la Chiesa di oggi, per rendere visibile il Regno di Dio in mezzo a noi. Queste donne sono chiamate afare straordinariamente bene lordinario, in quanto la verginità consacrata nel mondo non ha compiti operativi definiti se non la testimonianza chiara e coraggiosa del Vangelo in ogni ambiente. Loro si donano completamente a Dio rimanendo nel mondo. Esse hanno come segno distintivo quello di mostrare la compassione di Dio che si manifesta con la loro discreta presenza. Questa presenza che si dona, permette agli altri di incontrare la Presenza, che è dono.
La loro vita testimonia che non solamente è possibile fare agli altri quello che si vuole sia fatto a noi, ma fare agli altri quello che Dio fa a noi, amando con amore pulito e vigoroso. La legge dellamore non è dare tanto o poco, ma dare con tanto amore. Con la bocca parliamo, con gli occhi guardiamo, con la mani facciamo, con la vita consacrata la bocca dice parole di lode a Dio, gli occhi contemplano lamore di Dio e le mani si uniscono per pregare Dio e si aprono per donare.

1 E' importante ricordare che la Legge (in ebraico la Torah) per Israele non è un insieme di norme, come la intendiamo noi. Eprima di tutto un dono che Dio ha fatto al suo popolo con lo scopo di far conoscere la sua volontà salvifica. In ebraico Torah deriva dal verbo istruire (yrh) con un particolare riferimento all'istruzione trasmessa dal Pentateuco (i primi 5 libri dellAntico Testamento) e per estensione è attribuita poi a tutta la Scrittura.Naturalmente tale dono è di ordine pratico, comporta azioni concrete da compiere, e quindi la traduzione in greco con nomos legge è corretta.
2 Il compimento portato da Gesù a tale Legge può essere inteso con riferimento a) al suo comportamento personale (ha osservato i precetti della Legge); b) al suo ruolo di adempimento delle Scritture, sottolineato da San Matteo (cfr. capitoli 1-2 e altri passi); c) alla portata del suo insegnamento come espresso nel comandamento dell'amore (cfr. Mt 22,40) dal quale tutti gli altri prendono forza e significato.
3 Legge e Profeti erano le prime due grandi parti della Bibbia ebraica (la terza parte è costituita dai Salmi; per estensione, indicano tutto l'Antico Testamento ed è in questo senso San Matteo la usa (cfr. 7,12; 11,13; 22,40).
4 B. Giovanni Paolo II, Veritatis Splendor, 15.
5 La Torah del Messia è il Messia stesso, è Gesù. In essa, ciò che delle tavole di pietra del Sinai è davvero essenziale e permanente appare ora iscritto nella carne vivente: il duplice comandamento dellamore, che trova espressione neisentimentiche furono in Gesù (Fil 2,5). (J. Ratzinger,  La Chiesa, Israele e le religioni del mondo, Roma 1967, p 74)
6 Ma poi quali cose sono grandi davvero davanti a Dio? Quale differenza cè fra le imprese di Francesco Saverio e ciò che fece la piccola Teresa? Ogni differenza viene meno davanti alla grandezza infinita di Dio. La vita e la grandezza di una persona sono nulla davanti a Dio. Quello che invece fa grande latto delluomo è che ogni atto raggiunge un Dio che lo ama.



Lettura Patristica
« Non sono venuto per abolire, ma per dare compimento » -
San Bernardo di Chiaravalle
(1091-1153)
Monaco cistercense e Dottore della Chiesa
In Discorsi vari, 22, 5-6

La grazia, un tempo nascosta e velata nellAntico Testamento è stata rivelata nel Vangelo del Cristo secondo un'ordinatissima distribuzione dei tempi fatta da Dio, che sa disporre bene tutti gli eventi...
In tale mirabile coincidenza c'è questa grande differenza tra due epoche: nel Sinai, il popolo non osava accostarsi al luogo dove il Signore donava la sua legge; nel Cenacolo invece lo Spirito Santo discende su coloro ai quali era stato promesso e che per aspettarlo si erano riuniti insieme in un sol luogo (Es 19,23; At 2,1).
Prima il Dito di Dio operò in tavole di pietra; ora scrive nei cuori degli uomini (2 Cor 3,3).
Un tempo, la legge fu proposta esternamente e spaventava gli ingiusti, ora è data interiormente perché gli ingiusti fossero da essa giustificati. Infatti tutto ciò che fu scritto su quelle tavole:Non commettere adulterio, non uccidere, non desiderare, e qualsiasi altro comandamento, si riassume in queste parole:Amerai il prossimo tuo come te stesso. L'amore non fa nessun male al prossimo:pieno compimento della legge è l'amore (Rm 13,9-10).
L'amoreè stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato(Rm 5,5).


venerdì 7 febbraio 2014

Sale e Luce: Sapore della terra e Luce del mondo

Rito Romano – V Domenica del Tempo Ordinario – 9 febbraio 2014
Is 58,7-10; Sal 111; 1 Cor 2,1-5; Mt 5,13-16

Rito Ambrosiano - Domenica V dopo l'Epifania
Is 66,18b-22; Sal 32; Rm 4,13-17; Gv 4,46-54 
Emozioni sante

1) Sale1 e Luce2.
I cristiani perseguitati nei primi secoli erano portati nel Colosseo per essere spettacolo agli antichi romani che volevano emozioni forti, ingrandite. Sbranati dai leoni, i martiri erano il “sale” per il palato bramoso di sapori forti del popolo spettatore, crocifissi su legni in fiamme erano fiaccole di “luce” per gli occhi avidi del pubblico. I pagani di allora, ma anche quelli di oggi, volevano uno spettacolo con sapori e luci eccitanti.
Allora gli Imperatori romani mettevano “in scena” i cristiani perché la loro morte divertisse il popolo, Ma i cristiani entravano “in scena” non come attori, ma come martiri sapendo di essere spettacolo agli angeli e al mondo3, ed io aggiungo: a Dio. E non dimentichiamolo gli “occhi [di Dio] sono sempre sui giusti” (Sal 33/34, 16) quindi Egli posa il suo sguardo in primo luogo sui martiri, il cui sangue fu ed è seme di altri cristiani4, offerta di libertà e segno di speranza che diventa una realtà.
In effetti, i martiri sono per eccellenza sale e luce del mondo. Certo loro lo furono in modo eroico, ma anche noi siamo chiamati ad essere testimoni (come è noto la parola greca “martire” vuol dire testimone), senza preoccuparci di fare chissà quali cose. Non si tratta di fare cose straordinarie. E' una questione di sale, di essere sale che sala. Il sale è la capacità di soffrire, il segno dell'Alleanza. Il sale mostra una fede adulta, che non fugge davanti alla croce, che ha pazienza nelle sofferenze, che ne intuisce il senso, che vede, trasfigurata nella morte, la risurrezione e la vita.
Il metodo della testimonianza cristiana è dettato e illustrato da quel cuore di Cristo che, trafitto, risponde subito col sangue e con l’acqua, con un amore che va fino alla fine. Per questo il paradigma e il compimento della testimonianza cristiana è il martirio. Il martirio contraddice la logica del mondo, perché il martire risponde al timore della morte che odia la vita con un amore alla vita che non teme di morire per essa, perché la vita del martire è Cristo risorto, Cristo che ha vinto la morte e il peccato. Il martirio oggi, come sempre, è la più grande rivoluzione culturale che si possa fare.
Il martire, di per sé, è un testimone eliminato, un testimone soppresso. Ma nella logica della croce l’eliminazione accentua la potenza della testimonianza e l’espressione della carità. Il martire cristiano è proprio icona del cuore di Cristo che, odiato e trafitto, eccede nella carità del perdono, del dono della vita, della misericordia. Il martire diventa così testimone non solo dell’amore di Cristo, ma dell’eccesso di questo amore, in una sovrabbondanza di carità, di gratuità, che deborda il limite della morte e dell’odio.
Guardiamo il più costantemente possibile a Cristo in Croce e se non siamo in piedi accanto alla Croce come Maria e Giovanni, “almeno” abbracciamo i piedi della Croce del Salvatore come ha fatto la Maddalena, fino a lasciarci trasformare in Lui, fino a che sia Lui a vivere in noi.
La nostra vita di ogni giorno con l’accettazione della croce quotidiana lima, pota, taglia quanto in noi è di ostacolo alla nostra adesione a Lui. Per questo, proprio nelle debolezze, nelle difficoltà, nei fallimenti si adempie in noi la missione per la quale siamo nati. Proprio quando siamo nulla esplode in noi la potenza di Dio. Non disprezziamo allora nulla delle nostre sofferenze, delle angosce, dei fallimenti e delle fragilità. E' in quei momenti che siamo sale e luce, e lievito. Lo siamo perché siamo quello che siamo: povera creta nelle mani creative di Dio. Basta un totale, costante abbandono all'amore di Dio, che opera in noi, perché Dio accenda, con le nostre piccole o grandi sofferenze, la luce per il mondo.
Gesù parla in modo semplice, parte da esperienze quotidiane che tutti possono capire e, quindi, si serve anche delle immagini del sale e della luce. Il sale, in quei tempi, permetteva di conservare nel tempo i cibi, era simbolo di fedeltà e continuità; la luce rendeva possibile la vita, ne era il simbolo.


2) Lidentità cristiana.
Voi siete il sale..., voi siete la luce...”. Gesù dapprima annuncia la nuova identità, donata da Dio a coloro che lo ascoltano e lo seguono. I suoi discepoli, tutti i cristiani sono, già ora e non per loro scelta o merito, luce e sale per l’umanità tutta.
In questa identità di noi cristiani è iscritto un compito, una missione; non come un dovere che si aggiunge dopo o dall’esterno, ma come la conseguenza naturale di ciò che siamo. Come è per il sale e per la luce: noi lo siamo per tutto il mondo: segno che Dio esiste ed è Padre e che Cristo è la Luce fatta uomo, che rende all’uomo la luce degli occhi e quella del cuore.
‪ Dicendo “siete il sale della terra”, Gesù ci spiega che tutta la natura umana corrotta dal peccato è diventata insipida, ma per mezzo del nostro ministero di testimonianza, la grazia dello Spirito Santo rigenererà e conserverà il mondo. Per questo il Redentore ci insegna le virtù delle Beatitudini, quelle che sono le più necessarie, le più efficaci per noi che vogliamo assomigliare a Lui. Chi è mite, umile, misericordioso, giusto, non rinchiude in se stesso le buone opere che ha compiute. Ha cura invece che queste belle sorgenti zampillino anche per il bene degli altri. Chi ha il cuore puro, chi è operatore di pace, chi soffre la persecuzione per la verità, ecco la persona che consacra la vita al bene di tutti.‬ Se ci sciogliamo come il sale diamo sapore alla vita del mondo, costruiamo una cultura della vita ed una civiltà dell’amore.
Quando il sale si scioglie nel cibo, questo acquista sapore. Quando Cristo muore, l’umanità è riconciliata con Dio, che dà senso alla vita la quale assume una pienezza di significato e di gusto insieme con una sicurezza di direzione.
Il cristiano, che si fa testimone e quindi martire, non si ribella di fronte alla sofferenza e alla ingiustizia che patisce. Da lui il mondo riceve un segno credibile della vita eterna (non si può infatti accettare la morte se non si ha in sé la pienezza della vita) e ogni opera e azione dell’uomo viene purificata. La vita del cristiano diventa così una liturgia in cui, per mezzo suo, Cristo offre gli uomini a Dio dopo averli illuminati e averne purificate le azioni.

3) Il Martire, luce di un amico che testimonia la Luce vera.
E’ vero: apparentemente sembra che la violenza, i totalitarismi, la persecuzione, la brutalità cieca si rivelino più forti, mettendo a tacere la voce dei testimoni della fede, che possono umanamente apparire come sconfitti della storia. Ma Gesù risorto illumina la nostra fragile testimonianza e ci fa capire il senso del martirio.
Nella sconfitta, nell’umiliazione di quanti soffrono a causa del Vangelo, agisce una forza che il mondo non conosce: “Quando sono debole – esclama l’apostolo Paolo -, è allora che sono forte” (2 Cor 12,10).
E’ la forza dell’amore, inerme e vittorioso anche nell’apparente sconfitta. E’ la forza che sfida e vince la morte.
Voi siete la luce del mondo. Così disse Gesù ai suoi discepoli e così ripete a noi, suoi discepoli di oggi. Non si è luce, se non si è nell'amore: Chi ama suo fratello, dimora nella luce, ci dice San Giovanni e, se siamo nella luce, questa illumina maggiormente le necessità dei fratelli. Gesù si è identificato con i poveri e questo per i cristiani conferisce una luce nuova sulla realtà del povero. Gesù che pronuncia sul pane le parole: Questo è il mio Corpo, ha detto queste stesse parole anche dei poveri: Lavete fatto a me. E' come se dicesse: Quel mendicante, bisognoso di un podi pane, quel povero che tende la mano, sono io. Gesù ci chiede questo atteggiamento: aiutare il bisognoso per essere luce del mondo. In una umanità dove domina l'indifferenza, l'egoismo, Gesù ci chiede di amare per essere luce; insegna che l'amore sia tale da illuminare come la lucerna posta sul lucerniere. In un’umanità sprofondata nel vuoto e che sfida continuamente la morte, è necessario il sale per darle nuovamente il sapore e la gioia di vivere. Nessuno mangia un cucchiaio di solo sale, ma lo mette nel cibo per renderlo più saporito. Così non dobbiamo amare solo noi stessi e diventare così grandi egoisti e egocentrici, ma mettere il nostro amore negli altri. E’ con l'amore reciproco che la vita acquista sapore, riceve un senso, dà gioia e felicità.
Già nell’Antico Testamento, il profeta Isaia svela il modo concreto di essere luce: attraverso la carità ordinata, fattiva e concreta che si piega verso il povero e il sofferente: “Se toglierai di mezzo a te loppressione,il puntare il dito e il parlare empio,se aprirai il tuo cuore allaffamato,se sazierai lafflitto di cuore,allora brillerà fra le tenebre la tua luce,la tua tenebra sarà come il meriggio” (Is 58, 9-10).
Nella luce amica di noi cristiani gli uomini trovano la vera luce: la luce della vera vita.

4) Il martirio della verginità.
Le nostri luci si accendono nel martirio della Vergine Maria ai piedi della Croce e, naturalmente, in quel martirio che ne fu la sorgente: il martirio di Cristo-Luce.
Cristo chiama tutti a tale testimonianza di vita. Una vita nella quale ogni istante, anche il più nascosto, semplice e banale, è un’opera buona, bella, di Dio in noi, perché gli uomini, guardandoci, possano rendere gloria a Dio, perché le bestemmie contro il Nome di Dio pronunciate da molti di fronte alla morte, siano trasformate in benedizione.
In ciò ci sono di esempio le Vergini consacrate che con l’offerta della loro verginità diventano uno speciale ostensorio di Cristo come lo fu la Madonna. Queste donne sono martiri sul modello di Maria, Vergine e Madre, perché la verginità non è rinunciare all’amore, è donarsi completamente all’Amore, a Dio-Carità nel cui cuore tutti siamo accolti. Esse mostrano che vivendo una vocazione verginale si arriva alla trasfigurazione di se stessi e dei rapporti con gli altri vissuti come li ha vissuti la Madonna. Esse ricordano a tutti i cristiani la vocazione di essere l’intatta dimora di Dio.

1 Il SALE, che normalmente è usato sui cibi per renderli più saporiti ed anche per conservarli, ha questi significati simbolici soprattutto nel mondo biblico: 1. Il sale dell'alleanza e della solidarietà. Nell'Antico Oriente esisteva un patto del sale, sinonimo di alleanza inviolabile. 2. Il sale dell'amore. Abbiate sale in voi stessi e siate in pace gli uni con gli altri" (Mc 9,50). 3. Il sale della vita. Nel Medio oriente si friziona con il sale il bambino appena nato per dargli vigore e vitalità (Ez. 16,4) e anche per tenere lontani dalla sua esistenza gli spiriti del male. 4. Il sale della sapienza. Anche noi per indicare una persona senza intelligenza diciamo che èscipita. Mettere il sale dell'intelligenza, della riflessione nelle proprie parole significa diventare persone capaci di consigliare, di sostenere, di confortare e guidare altri (Col 4,6). 5. Il sale della morte. L'acqua salata non disseta, il sale versato sulla ferita, brucia, le distese di sale del Mar Morto non permettono la vita. Nellantichità in Oriente come tra i Greci e i Romani quando si voleva considerare morta per sempre una città conquistata e rasa al suolo, si versava sale sulle sue rovine. 6. Il sale della maledizione. Nella Bibbia si parla varie volte dellamaledizione del sale: Dt 29,22; Ger 17,6. 7. Il sale della purificazione. Le vittime sacrificali erano cosparse di sale perché fossero rese pure.
2 LA LUCE, che illumina e riscalda, ha questi significati: 1. è la prima creatura che Dio desidera creare: "Sia la Luce". 2. Dio stesso è Luce:Egli è la luce e in lui non vi sono tenebre(1Gv 1,5). 3. La Parola di Dio è luce:La sua parola è lampada ai nostri passi(Sal 109,105). 4. Gesù stesso si proclama luce vera del mondo venuta per illuminare ogni uomo (Gv 1,5; 8,12). 5. Luce fonte di vita: il mondo immerso in una perenne oscurità morirebbe, così come muore una pianta.
3Ritengo infatti che Dio abbia messo noi, gli apostoli, all'ultimo posto, come condannati a morte, poiché siamo diventati spettacolo al mondo, agli angeli e agli uomini.(1 Cor 4, 9).
4 Tertulliano scrive :Noi ci moltiplichiamo ogni volta che siamo mietuti da voi: il sangue dei martiri è seme di nuovi cristiani(Apol., 50,13: CCL 1,171).



Lettura teologico-spirituale
« Voi siete il sale della terra … Voi siete la luce del mondo »
Commento preso dal Concilio Vaticano II Decreto sull’attività missionaria della Chiesa
Ad Gentes, nn 35-36


“Essendo la Chiesa tutta missionaria, ed essendo l'opera evangelizzatrice dovere fondamentale del popolo di Dio, il sacro Concilio invita tutti i fedeli ad un profondo rinnovamento interiore, affinché, avendo una viva coscienza della propria responsabilità in ordine alla diffusione del Vangelo, prendano la loro parte nell'opera missionaria . Tutti i fedeli, quali membra del Cristo vivente, a cui sono stati incorporati ed assimilati mediante il battesimo, la cresima e l'eucaristia, hanno lo stretto obbligo di cooperare all'espansione e alla dilatazione del suo corpo, sì da portarlo il più presto possibile alla sua pienezza (Ef 4,13). Pertanto tutti i figli della Chiesa devono avere la viva coscienza della loro responsabilità di fronte al mondo, devono coltivare in se stessi uno spirito veramente cattolico e devono spendere le loro forze nell'opera di evangelizzazione. Ma tutti sappiano che il primo e principale loro dovere in ordine alla diffusione della fede è quello di vivere una vita profondamente cristiana. Sarà appunto il loro fervore nel servizio di Dio, il loro amore verso il prossimo ad immettere come un soffio nuovo di spiritualità in tutta quanta la Chiesa, che apparirà allora come « un segno levato sulle nazioni » (Is 11,12), come « la luce del mondo» e «il sale della terra». Una tale testimonianza di vita raggiungerà più facilmente il suo effetto se verrà data insieme con gli altri gruppi cristiani, secondo le norme contenute nel decreto relativo all'ecumenismo”.