mercoledì 29 aprile 2026

Cristo è la Via che conduce alla Verità ed alla Vita

V Domenica di Pasqua – Anno A – 3 maggio 2026

 

Rito Romano 

At 6, 1-7; Sal 32; 1 Pt 2,4-9; Gv 14,1-12

 

 

Rito Ambrosiano 

At 10,1-5.24.34-36.44-48a; Sal 65; Fil 2,12-16; Gv 14,21-24

 

 

            1) Nulla vi turbi[1].

            Sono trascorse quattro settimane dalla celebrazione della Pasqua, una Pasqua declinata in tono decisamente diverso. È un tempo, quello del periodo pasquale di questt’anno 2026, durente il quale le varie guerre in corso nel mondo, in particolare quelle che coinvolgono l’Ucraina e la Russia, l’Iran e gli USA, il Libano, Israele e Gaza, che ci cosringono a viverlo come occasione drammatica ma preziosa per riflettere in modo serio sul senso della vita e sul dono della fede, con il quale e per il quale ogni esperienza riceve un senso ed un significato migliori.

Sorge allora spontenea la domanda: quale strada percorrere per ben rifletter ed agire e vivere questo tempo pasquale edificando la pace? Seguendo Cristo che è la via, la verità e la pace.Sant’Agostino afferma che “era necessario che Gesù dicesse: ‘Io sono la via, la verità e la vita’ (Gv 14,6), perché una volta conosciuta la via, restava da conoscere la meta” (Tractatus in Ioh., 69, 2: CCL 36, 500), e la meta è il Padre. Per i cristiani, per ciascuno di noi, dunque, la Via al Padre è lasciarsi guidare da Gesù, dalla sua parola di Verità, e accogliere il dono della sua Vita. Facciamo nostro l’invito di San Bonaventura: “Apri dunque gli occhi, tendi l’orecchio spirituale, apri le tue labbra e disponi il tuo cuore, perché tu possa in tutte le creature vedere, ascoltare, lodare, amare, venerare, glorificare, onorare il tuo Dio” (Itinerarium mentis in Deum, I, 15).

            Seguendo questo invito di San Bonaventura, durante la Settimana Santa, aprendo gli occhi del cuore, abbiamo contemplato la carità pastorale di Cristo, che si è manifestata durante l’ultima Cena con due gesti che esprimono il significato della sua vita e della sua morte: il gesto di lavare i piedi – segno del porre la sua vita al servizio degli altri – e quello di dare un boccone a Giuda, con il quale rivela il suo amore fino all’estremo.

            Lui dona se stesso a chi lo tradisce e si consegna alla Croce per gli uomini peccatori, per tutti, per ciascuno di noi. La morte in Croce è il modo con cui Gesù ci apre la via al Padre nostro. Proprio così Gesù rivela la sua gloria di amore assoluto che si dona senza riserve, senza limiti. 

            Il discorso di Gesù, che la Liturgia di questa domenica ci propone (Gv 14,1-12) si apre con un invito a superare la paura: “Non sia turbato il vostro cuore”. Si tratta di una paura profonda quella che ha preso il cuore degli Apostile nel Cenacolo: la paura della sofferenza, della morte, del futuro. Gesù suggerisce che c'è un solo modo per vincere le molte e profonde paure che ci assalgono: è quello della fede in Dio, ricco di misericordia: Lui solo basta, soltanto Dio è la roccia su uci costruire la vita, Lui soltanto è il rifugio sicuro. Le altre sicurezze deludono. L’amore di Dio è fedele e non ci abbandona mai: questa è la grande certezza che conforta il credente.

            A Pasqua questa certezza ha fatto presa completa sugli Apostoli compreso San Tommaso. 

            Questo Apostolo, che era disposto a credere solo se vedeva, nel quadro dell’Ultima Cena è dipinto da Leonardo da Vinci con il dito con il dito in alto verso il cielo, perché quel dito ha toccato davvero il cielo, ha toccato l’amore concreto di Dio che dà la vita per lui. In effetti, nel Vangelo di Giovanni, Tommaso rappresenta il passaggio dall’incredulità alla fede come esperienza d’amore, a cui credere e a cui affidarsi.

                  Questo Apostolo, che oggi è ancora impaurito e turbato, domanda al Messia: “Signore, io non so dove vai, come dici che possiamo conoscere la via?”.  “Gli rispose Gesù: “Io-Sono la via, la verità, la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, anche il Padre mio conoscerete e da ora lo conoscete e l’avete visto” (Gv 14. 5-7)

            La risposta che Gesù dà a Tommaso gli farà capire qual è la via, ma non subito. Tommaso ora non capisce, capirà quando – incontrando Gesù Risorto – metterà il dito nei buchi delle mani divine trafitte e vedrà qual è la via, qual è la verità, quale è la vita e la indicherà agli altri, noi compresi. 

            La risposta di Gesù a Tommaso è prima di tutto “Io-Sono”, che è il nome con il quale Dio si è rivelato a Mosé. Nel Vangelo di San Giovanni è il modo con il quale Gesù parla di sé e dice “Io-Sono” in modo assoluto e “Io-Sono” con specificazioni. Oggi ne dà le tre fondamentali “Via, Verità e Vita”, altrove ha detto Io-Sono il Pane, Io-Sono il Pastore, Io-Sono la porta.

 

            2) Io-Sono la via, la strada per arrivare a casa, a Dio, al cuore, agli altri.

            Domenica scorsa abbiamo meditato su Cristo che dice di sé: “IO SONO la Porta; IO SONO il Pastore”, oggi Lui dice di sè: “IO SONO la Via, la Verità e la Vita”.

            In primo luogo Lui, Gesù Cristo è la Via. 

            Che cos’è la via? La via ha quasi sempre un riferimento con la casa: è dove sei andando via da casa o tornando verso casa, è quella la via. Gesù è la via perché il Figlio, che era presso il Padre è venuto verso di noi ed è tornato al Padre e ci ha fatto vedere la via di casa nostra, cioè dove stiamo di casa. 

            Tutta l’esistenza terrena di Gesù è un cammino di ritorno al Padre, quindi lui è la via e nella tradizione ebraica la via è la legge, che dà il via alla vita, alla vita di Dio. La nuova legge è Gesù il Figlio, ma la legge del Figlio non è più qualcosa o qualcuno che lega, la sua è la legge della libertà: la libertà del Figlio, che è la via in quanto verità che rende liberi, libertà che sa dare liberamente la vita come offerta di comunione.

            Solo Cristo è la strada verso la realizzazione dei desideri più profondi del cuore dell’uomo, e  Cristo non ci salva a dispetto della nostra umanità, ma attraverso di essa, tenendo conto anche della nostra paura e del nostro turbamento. E mentre riconosce che la nostra vita è un dramma, ci insegna che essa, la vita, è lotta per il bene, per la verità non conosciuta solo con la mente ma incontrata in Cristo che ci abbraccia dalla Croce, ci nutre con l’Eucaristia, ci perdona con la Confessione. Lui non dice a ciascuno di noi: “Sforzati di cercare la via per giungere alla verità e alla vita; non ti è stato detto questo. Pigro, alzati! La via stessa è venuta a te e ti ha scosso dal sonno; e se è riuscita a scuoterti, alzati e cammina! (Sant'Agostino d’Ippona). Lui è la via dell’amore compiuto, è la via del lavare i piedi, è la via del boccone dato a Giuda, è la via del dono, è la via del perdono, è l’unica via, quella dell’amore che ci fa essere con lui e come lui.

            In secondo luogo Gesù dice: Io-Sono la verità. Lui è la via perché è la verità che permette di vivere e rende liberi. La verità è che Dio è Padre e noi siamo suoi figli nel Figlio. Gesù ci ha rivelato il Padre come amore e libertà e dono assoluto al Figlio, questa è la verità. 

            E la verità nostra è la verità stessa di Dio che è Padre e mi ama infinitamente fino a dare suo Figlio per me. Questo ci fa capire la nostra dignità infinita, quindi Gesù è la verità e di Dio e dell’uomo, ci rivela la grande dignità. E come ce l’ha rivelata questa verità? Facendosi nostro fratello. Ed è per questo che è la vita. 

            Domandiamoci infine: “Che cos’è la Vita?” È l’amore tra Padre e Figlio, è la vita di Dio. Domandiamoci anche cos’è l’uomo vivo? È uno che sa amare e dare la vita. E Gesù ci ha donato la vita, la vita di Dio, ci ha donato l’amore di Dio come nostra vita.

            Solamente con l’incontro con Cristo risorto i discepoli hanno capito che Lui E’  la via, che il Suo amore offerto è la via, che il Suo amore E’ “la verità incarnata” (Florenski), che il Suo amore E’ la vita.

            Ma perché Gesù dice queste parole durante l’ultima Cena? Per far capire ai discepoli che non si turbino per il fatto che lui se ne va e se ne va morendo da infame. Proprio andandosene diventa la via, la verità e la vita e dà significato a tutto il nostro cammino nel suo andarsene, perché tutti camminiamo e ce ne andremo, ma il nostro andarcene, in nostro tornare a Casa sarà nella via della verità e della vita.

            La Verità che è Cristo ci unisce alla vita d’Amore di Dio, che ci accoglie con Padre misericordioso.

            Un via per seguire la Via ci è offerta dalle Vergini consacrate nel mondo. Queste donne percorrono la via della santità, tenendo fisso lo sguardo su Gesù e mettendo a servizio della Chiesa e del mondo come nel modello di omelia proposto dal Pontificale Romano nel rito di Consacrazione delle vergini, il Vescovo esorta: “Ricordatevi che siete legate al servizio della Chiesa e dei fratelli: perciò, esercitando il vostro apostolato nella Chiesa e nel mondo, nell'ordine spirituale e materiale, la vostra luce risplenda davanti agli uomini, perché sia glorificato il Padre vostro che è nei cieli e si compia il suo disegno di riunire in Cristo tutte le cose” (RCV, n 29). 

            La consacrazione verginale fa crescere in queste donne un atteggiamento di sequela costante a Cristo, Pastore e Sposo, e di fiducia nei confronti del mondo, dell’umanità e uno stile di ascolto della storia e delle problematiche umane congiungendola, per consuetudini di lavoro e di vita, ad ogni uomo e donna per cui si fa compagna di viaggio, strumento di comunione e testimone di amore. Anche quando nel corso della sua esistenza attraversa la sofferenza, la malattia, l’inattività, sperimenta e testimonia l’unione con il Signore. Partecipano all’opera creativa di Dio attraverso il lavoro che permette loro di provvedere al proprio sostentamento e di aprirsi alla condivisione dei beni.     

 

LETTURA TEOLOGICA

 

Dalla «Esposizione su Giovanni»

di san Tommaso d'Aquino, dottore della Chiesa  (Cap. 14, lect. 2)



 

La via per giungere alla vera vita

“La via è Cristo, e perciò dice: «Io sono la via» (Gv 14, 6). Il che è pienamente giustificato, infatti «per mezzo di lui possiamo presentarci al Padre» (Ef 2, 18).
E siccome questa via conduce alla meta, aggiunge: «Sono la verità e la vita»; e così egli è al tempo stesso via e meta. Via secondo l'umanità,
meta secondo la divinità. Dunque, in quanto uomo, dice: «Io sono la via»; in quanto Dio aggiunge: «la verità e la vita». Con queste due parole è indicato molto bene il traguardo di questa via.
Il punto d'arrivo di questa via infatti è la fine del desiderio umano. Ora l'uomo desidera due cose principalmente: in primo luogo quella conoscenza della verità che è propria della sua natura. In secondo luogo la permanenza nell'essere, proprietà questa comune a tutte le cose. In Cristo si trova l'una e l'altra. Egli è la via per arrivare alla conoscenza della verità, anzi è la stessa verità: Guidami, Signore, nella verità e camminerò nella tua via (cfr. Sal 85, 11).
Similmente egli è la via per giungere alla vita, anzi, egli stesso è la vita: «Mi hai fatto conoscere il sentiero della vita» (Sal 15, 11 volgata).
E perciò ha designato la fine di questa via come verità e vita. Entrambe sono state applicate a Cristo più sopra.
Innanzitutto egli è la vita: si dice infatti «in lui era la vita», e poi che egli è la verità, perché «era la luce degli uomini» (Gv 1, 4). E la luce è la verità. Se dunque cerchi per dove passare, accogli Cristo perché egli è la via: «Questa è la strada, percorretela» (Is 30, 219. Dice Agostino: «Cammina attraverso l'uomo e giungerai a Dio». E' meglio zoppicare sulla via, che camminare a forte andatura fuori strada. Chi zoppica sulla strada, anche se avanza poco, si avvicina tuttavia al termine. Chi invece cammina fuori strada, quanto più velocemente corre, tanto più si allontana dalla meta.
Se cerchi dove andare, segui Cristo, perché egli è la verità, alla quale desideriamo arrivare: «La mia bocca proclama la verità» (Pro 8, 7). Se cerchi dove fermarti, stai con Cristo, perché egli è la vita: Chi trova me, trova la vita e attingerà la salvezza dal Signore (cfr. Pro 8, 35).
Segui dunque Cristo se vuoi essere sicuro. Non potrai smarrirti, perché egli è la via. Perciò coloro che seguono lui non camminano per luoghi impraticabili, ma per la via giusta. Parimenti non può esservi errore, perché egli è la verità e insegna tutta la verità. Dice infatti: «Per questo io sono nato e per questo sono venuto al mondo, per rendere testimonianza alla verità» (Gv 18, 37). Infine non può esservi confusione, perché egli è la vita e dà la vita. Dice infatti: «Io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza» (Gv 10, 10)”.



[1] Si pensi e si reciti spesso questa bella, profonda preghiera di Santa Teresa d’Avila: “Nulla ti turbi, nullati spaventi, Tutto passa, solo Dio non cambia. La pazienza ottiene tutto. Chia ha Dio non manca di nulla: Solo Dio basta! Il tuo desiderio sia di vedere Dio, il tuo timore, perderlo, il tuodolore, non possederlo; la tua gioia sià ciò che può portarti verso di Lui e vivrai in una grande Pace”.

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